domenica 22 febbraio 2015

Il parallelismo?




DISCORSO DI HITLER A WILHELMSHAVEN

1 Aprile 1939
DEUTSCH! Volksgenossen und Volksgenossinnen!

Chiunque desideri misurare la rinascita della Germania, dovrebbe guardare allo sviluppo di città come Wilhelmshaven. Poco tempo fa era un luogo privo di vita, quasi senza diritto all’esistenza e senza alcuna prospettiva per il futuro. Oggi e pervaso dal rumore del lavoro e della produzione.

L’inizio della prosperità di questa città ha coinciso con la rinascita del Reich Tedesco, dopo la battaglia per la riunificazione. Quella Germania era una Germania di pace. Mentre allora le cosiddette Nazioni virtuose, amanti della pace, stavano conducendo delle guerre, la Germania aveva un solo obbiettivo, quello di preservare la pace, lavorare in pace, aumentare il benessere dei propri abitanti e contribuire allo sviluppo della civiltà e della cultura.

Durante questo periodo di pace la Germania ha tentato con incessante operosità, con sommo impegno e perseveranza, di organizzare la propria esistenza ed assicurarsi un posto al sole in pacifica concorrenza con altre Nazioni.

Malgrado quella Germania avesse rappresentato per decenni il più affidabile garante della pace e dedicasse tutta se stessa soltanto al proprio pacifico sviluppo, altre Nazioni, e particolarmente i loro statisti, non hanno potuto fare a meno di opporsi a questa rinascita con invidia e odio; sentimenti questi che potevano portare solo alla guerra.

Oggi sappiamo dalla storia quanto la politica di accerchiamento di quel tempo sia stata sistematicamente perseguita dall’Inghilterra. Oggi sappiamo, da numerosi e incontestabili fatti, che in Gran Bretagna era forte la convinzione che per assicurare ad ogni cittadino Britannico la più larga porzione di risorse disponibili nel mondo fosse necessario annientare militarmente la Germania.

A quel tempo la Germania ha certamente commesso degli errori, il peggiore dei quali è stato quello di non aver adottato in tempo alcun provvedimento per evitare l’accerchiamento. L’unico rimprovero che si può muovere al regime dell’epoca è che nonostante fosse consapevole del diabolico piano che prevedeva un attacco a sorpresa contro il Reich, fu incapace di opporvisi e permise che quell’accerchiamento si consolidasse fino a produrre la catastrofe.

Il risultato di tutto ciò fu la Grande Guerra Mondiale. 
In quella Guerra il popolo Tedesco, sebbene male armato, lottò eroicamente. Nessuna Nazione può gloriarsi per averci battuto e messo in ginocchio, e meno di tutte lo possono quelle i cui statisti oggi invece se ne vantano.

La Germania rimase invitta sulla terra, sul mare e nell’aria, eppure perse la Guerra. Noi sappiamo quale potere vinse la Germania; fu il potere della menzogna e il veleno della falsa propaganda. 
Quando furono annunciati i 14 Punti del Presidente Wilson, molti Tedeschi "Volksgenossen" ed in special modo i loro leader politici, videro in quei punti non solo la fine della Guerra Mondiale ma anche la definitiva pacificazione tra tutte le Nazioni del mondo. Avrebbe dovuto essere il tempo della riconciliazione e della pace, una pace che non avrebbe riconosciuto né vincitori né vinti, una pace senza indennità di guerra, una pace con uguali diritti per tutti che prevedesse un’equa distribuzione dei territori coloniali. Una pace coronata da una Lega di Libere Nazioni, una pace che, garantendo uguali diritti, avrebbe reso inutile e superfluo per ogni Nazione il pesante onere delle spese militari. 
Disarmo quindi, disarmo per ogni Nazione!

La Germania fu la prima a dare il buon esempio e altri la seguirono. 
Anche l’epoca della diplomazia segreta finì, ogni problema venne discusso e negoziato apertamente e liberamente e fu finalmente stabilito il diritto all’autodeterminazione per tutti i popoli. 
La Germania dette credito a tutte queste assicurazioni e depose le armi, ma da quel momento si cominciò a disattendere le promesse fatte come mai era successo nella storia.

Quando il nostro popolo aveva ormai deposto le armi, iniziò per noi un periodo di ricatti, di oppressione, di saccheggi e di schiavitù. 
Non solo non ci fu una pace senza vincitori né vinti, ma per gli sconfitti fu emessa una sentenza di condanna senza soluzione di continuità. 
Non ci furono uguali diritti, ma diritti solo per alcuni e ingiustizia per altri.

In questo mondo democratico, nessuno si è scomodato per alleviare le sofferenze del nostro popolo. Centinaia di migliaia di nostri connazionali sono caduti in guerra non per azioni militari nemiche, ma in conseguenza del blocco continuato per mesi anche dopo la fine delle ostilità. Persino i prigionieri di guerra Tedeschi sono stati liberati molto tempo dopo. Le Colonie ci sono state sottratte, i titoli esteri Tedeschi sono stati confiscati e ci è stata portata via la nostra Marina Mercantile.

È stato poi portato a termine un saccheggio economico che mai il mondo aveva visto prima. Sono stati imposti al popolo Tedesco pagamenti il cui ammontare raggiunse cifre astronomiche e che secondo quanto ebbero a dire gli stessi statisti Inglesi, potevano essere onorati solo nel caso in cui l’intera Nazione Tedesca avesse ridotto al minimo il suo standard di vita e avesse lavorato per 14 ore al giorno.

Tutto ciò che lo spirito e la diligenza del popolo Tedesco aveva creato per decenni è andato perduto in pochi anni. Milioni di Tedeschi sono stati staccati dal Reich, mentre ad altri è stato impedito di tornarvi. La Società della Nazioni non ha rappresentato lo strumento per condurre una politica giusta, ma è stato solo il garante del più ignobile diktat che l’uomo abbia mai concepito.

Un grande popolo è stato gravemente offeso e ridotto in miseria. Un grande popolo è stato privato dei propri diritti venendo meno alle promesse fatte e rendendo così quasi impossibile la sua esistenza. Uno statista Francese giustificò tutto ciò con una sobria espressione: "Ci sono nel mondo, 20 milioni di Tedeschi di troppo!"

Ci sono stati tedeschi che presi dalla disperazione si sono suicidati, altri che apaticamente si sono sottomessi al loro inevitabile destino, altri che ritenevano che non vi fosse altro da fare che distruggere tutto e altri ancora che credevano che tutto potesse tornare come prima. 
Davanti a quella situazione ognuno ha avuto un diverso atteggiamento e anche io in quel momento, come sconosciuto soldato della Guerra Mondiale, ho preso posizione.

Ho adottato un breve e semplice programma; allontanamento di tutti i nemici della Nazione, fine delle divisioni interne, coordinamento dell’intera forza nazionale del nostro popolo e abrogazione, in un modo o nell’altro, del Trattato di Versailles troppo a lungo sopportato dal popolo Tedesco.
Agli altri statisti che parlano della necessità che nel mondo regni la giustizia, io dico che la loro non è giustizia, che il loro diktat non fu né equo né giusto perchè i diritti vitali dei popoli che dovrebbero sempre prevalere su qualsiasi diktat, a Versailles non sono stati assolutamente considerati.

Il popolo Tedesco è stato creato dalla Provvidenza non per obbedire alle leggi che convengono agli Inglesi e ai Francesi, ma per sostenere i propri vitali interessi. Per essi sono determinato a condurre la mia battaglia, prima di tutto all’interno del nostro Paese.
La posizione occupata precedentemente da molti partiti, classi e associazioni appartiene ora ad una sola comunità; la comunità del Popolo Tedesco!

È dovere di noi tutti sostenere questa comunità e rafforzarla sempre più. Durante questo periodo molti di voi hanno subìto dei danni, ma credo che la felicità condivisa oggi da tutta la Nazione ricompensi largamente ognuno per ciò a cui è stato costretto a rinunciare.
Avete dovuto rinunciare ai vostri partiti, alle vostre associazioni, ma avete ricevuto in cambio un grande Reich che oggi, grazie a Dio, è forte abbastanza per proteggere i vostri diritti. Non dipendiamo più dai favori dispensati da altri Stati!

Quando sei anni fa sono salito al potere, ho assunto la responsabilità di gestire una penosa eredità e quando sembrava che il Reich non avesse alcuna possibilità di sopravvivere ho utilizzato l’unica risorsa di cui disponevo; la vostra capacità di lavorare! Non avevo oro o valuta estera, ma soltanto la mia fede e il vostro lavoro! Ora abbiamo fondato un nuovo sistema economico, un sistema fondato sul principio: "Il capitale è la nostra capacità di lavorare e il denaro è la nostra produzione". Abbiamo fondato un sistema basato sul più nobile principio che esista, quello di ricostruire la nostra vita con le nostre mani! Aiutatevi e Dio vi aiuterà!

Abbiamo iniziato un gigantesco lavoro di ricostruzione sostenuto dalla fiducia di tutta la Nazione e in pochi anni abbiamo condotto la Germania fuori dalla disperazione. Nessuno ci ha aiutato a farlo! 
Al politico inglese che crede che tutti i problemi possano e debbano essere risolti attraverso franche discussioni e onesti negoziati, oggi direi che la possibilità di mettere in pratica questo principio esisteva già quindici anni fa! Al mondo che oggi divide le nazioni in virtuose e non virtuose e che sostiene che l’Inghilterra e la Francia occupano i primi due posti nella categoria delle virtuose, mentre la Germania e l’Italia ne sono escluse, rispondo che la decisione di stabilire se una nazione è virtuosa o meno, spetta solo a Dio e non agli uomini!

Forse il politico Inglese potrebbe replicare che Dio ha già espresso il suo giudizio concedendo alle nazioni virtuose un quarto del globo mentre ha tolto ogni cosa alle altre. In questo caso dovrei chiedergli se ritiene che i metodi attraverso i quali le nazioni cosiddette virtuose hanno acquisito un quarto del mondo siano stati altrettanto virtuosi!

Per 300 anni l'Inghilterra non ha certo agito da nazione virtuosa e solo ora sta iniziando a parlare di virtù. Nel corso di questi tre secoli 46 milioni di Inglesi hanno conquistato un quarto del globo mentre 80 milioni di Tedeschi devono vivere in 140 per chilometro quadrato! 
Venti anni fa il concetto di virtù non era ancora chiaro nella mente dei politici Britannici perché influiva su quello di proprietà. A quel tempo si pensava evidentemente che fosse compatibile con la virtù il fatto di portare via ad un altro Paese le colonie acquisite semplicemente perché si aveva il potere di farlo. 
Un potere che ora che lo abbiamo anche noi viene considerato disgustoso e spregevole!

Per quindici anni la Germania ha pazientemente sopportato questo destino. Ho anche tentato di risolvere i problemi attraverso il negoziato, avanzando proposte che però sono state sempre tutte rifiutate! 
Se un politico britannico oggi pretendesse di voler discutere preventivamente con l’Inghilterra ogni problema concernente gli interessi vitali della Germania, allora anch’io potrei avanzare la stessa richiesta e pretendere che ogni problema riguardante la Gran Bretagna venga prima discusso con noi. Questo politico Inglese certamente risponderebbe: "la Palestina non è affar vostro!" Ebbene, così come la Palestina non riguarda la Germania, anche il Lebensraum Tedesco non riguarda la Gran Bretagna! Potrei essere d’accordo con questo principio solo nel caso in cui esso fosse universale e obbligatorio. Qualcuno afferma che noi non abbiamo il diritto di fare questo o quello. Mi piacerebbe chiedere a costui, tanto per citare un esempio, quale diritto ha l’Inghilterra di uccidere gli Arabi in Palestina solo perché stanno difendendo le loro case. Chi dà all’Inghilterra il diritto di farlo?

Noi, in Europa Centrale, non abbiamo certo massacrato migliaia di persone, ma abbiamo solo risolto i nostri problemi in modo pacifico! C’è una cosa comunque, che devo dire: il popolo Tedesco di oggi e il Reich attuale, non sono disposti a sacrificare i propri interessi e non sono disposti ad aspettare che i pericoli prendano corpo per agire! Quando gli alleati hanno cambiato la mappa dell’Europa hanno dimostrato assoluta mancanza di opportunità, di giustizia e persino di considerazione per le tradizioni. Noi, purtroppo, non avevamo alcun potere per impedirlo. Se credono che la Germania permetta pazientemente che Stati vassalli possano portare impunemente a termine il loro compito di tramare contro di noi, allora vuol dire che stanno confondendo la Germania di oggi con quella di prima della Grande Guerra. Questi Stati che dichiarano di essere pronti a togliere le castagne dal fuoco alle Grandi Potenze sappiano che così facendo si bruceranno le dita!

Noi non abbiamo alcun sentimento di odio nei confronti del popolo Ceco perché abbiamo vissuto con loro per anni, ma i politici Inglesi questo non lo sanno. Non sanno neanche che il Hradschin e la Cattedrale di St. Veit non sono stati costruiti né da un Inglese né da un Francese, ma da un Tedesco. Non sanno che al tempo in cui l’Inghilterra era ancora molto piccola, su questa collina fu reso omaggio ad un Imperatore Tedesco e che un migliaio di anni prima che lo facessi io, il primo Re Tedesco era qui a ricevere l’omaggio del suo popolo. Gli Inglesi non lo sanno, non possono saperlo!

Non saremmo stati contrari ad un Stato Ceco indipendente se non avesse oppresso i Tedeschi e se non avesse rappresentato una possibile base da cui sferrare un attacco contro la Germania. 
Quando un ex Ministro dell’Aviazione Francese scrive su un giornale che in caso di guerra sarebbe compito di questo Stato Ceco, data la sua splendida posizione geografica, bombardare l’industria Tedesca, non possiamo che trarne le debite conclusioni.

Difendere quella base aerea era affare dell’Inghilterra e della Francia, ma competeva a noi prevenire la possibilità che tale attacco avesse luogo e che elementi antitedeschi prendessero ancora una volta il sopravvento. Abbiamo fatto valere l’antico diritto Tedesco per riunire ciò che è unito dalla storia e non per soffocare il popolo Ceco! Esso avrà molta più libertà di quella concessa ai popoli oppressi dalle Nazioni virtuose!

Credo di aver reso un gran servigio alla pace annullando in tempo il pericolo di una guerra contro la Germania.
L’affermare che ciò che abbiamo fatto nell’Europa Centrale è il segnale dell’intenzione della Germania di attaccare il mondo intero forse è dettato dalla rabbia per il fallimento di un piano di vasta portata contro di noi; forse dipende dal fatto che sono andate deluse le aspettative create dalla nuova politica di accerchiamento adottata nei confronti della Germania, ma qualunque ne sia il motivo io sono assolutamente convinto di aver reso un grande servigio alla pace.

Ed è per questa convinzione che tre settimane fa ho stabilito di chiamare il prossimo raduno del Partito "Il Raduno della Pace". La Germania non desidera attaccare altri Paesi! 
Ciò a cui non intendiamo in ogni caso rinunciare è l’allargamento delle nostre relazioni economiche. Ne abbiamo il diritto e in questo senso non accetto ordini o disposizioni provenienti dall’esterno, sia in Europa che altrove!
Come il Reich Tedesco è diventato un insostituibile partner commerciale come paese consumatore, così può esserlo come paese produttore.

Noi non intendiamo scatenare guerre contro altre Nazioni, a condizione naturalmente che ci lascino in pace. In ogni caso il Reich Tedesco non intende tollerare intimidazioni o altre politiche di accerchiamento!
Qualche tempo fa ho concluso un accordo con l’Inghilterra; l’Accordo Navale. Esso era basato sull’ardente desiderio, da noi tutti condiviso, di non essere mai costretti ad entrare in guerra contro l’Inghilterra. Questo desiderio deve ovviamente avere un carattere di reciprocità, ma se in Inghilterra tale desiderio non è avvertito significa che le premesse sulle quali l’Accordo si fonda non sono più attuali.

La Germania, tuttavia, accetterebbe con compostezza anche una situazione di questo genere! Noi siamo sicuri di noi stessi perché siamo forti e siamo forti perché siamo uniti e con gli occhi bene aperti. In questa città più che altrove, sento il dovere di esortarvi a guardare con estrema attenzione agli avvenimenti che si susseguono nel mondo. Non lasciatevi ingannare! La cosa più importante nella vita è la forza e il potere di cui si dispone! Chi non li possiede perde il diritto di esistere! Noi abbiamo un’esperienza diretta rappresentata da quindici anni vissuti in questa condizione di inferiorità. Questa è la ragione principale per cui ho reso la Germania di nuovo forte!

Sono assolutamente determinato a proseguire su questa strada e sono convinto che progrediremo più velocemente di altri. Nessuna Potenza al mondo potrà toglierci le armi solo con le parole e se qualcuno mostrasse l’intenzione di misurare la nostra forza con la forza, troverà il popolo Tedesco pronto e determinato a reagire simmetricamente!

I nostri amici condividono ciò che facciamo, in special modo lo Stato con il quale siamo particolarmente legati e con il quale marciamo e marceremo insieme in ogni circostanza, nonostante alcuni giornalisti a noi ostili non facciano altro che scrivere di fratture nell’Asse. 
L’Asse è il più naturale strumento politico del mondo. È un insieme di idee politiche la cui ragion d’essere non è dovuta solo al desiderio di giustizia ma anche alla forza degli ideali a cui esse si ispirano.

L'Asse resisterà molto più a lungo delle attuali alleanze esistenti tra Nazioni non omogenee. Se qualcuno oggi mi dicesse che non ci sono differenze nella visione del mondo o nelle ideologie tra l’Inghilterra e la Russia Sovietica, potrei solo rispondere: mi congratulo con voi, Signori!
Non credo che dovremo aspettare a lungo per scoprire che la visione del mondo dell’Italia Fascista e della Germania Nazional Socialista è molto differente da quella della democratica Gran Bretagna e della Russia Bolscevica di Stalin.

In questi giorni stiamo provando un sentimento di profonda soddisfazione interiore. Un paese devastato, anche dal bolscevismo, nel quale centinaia di migliaia di esseri umani, uomini, donne, vecchi e bambini sono stati massacrati, si è reso libero autonomamente malgrado gli amici dell’ideologia Bolscevica che sono in Gran Bretagna, in Francia e in altri Paesi.

Possiamo ben capire lo sforzo che sta compiendo la Spagna e ci congratuliamo con questo Paese per la vittoria che ha conseguito. Noi Tedeschi possiamo affermarlo con legittimo orgoglio per il contributo che hanno dato a quella causa molti nostri giovani connazionali.
Essi hanno lottato come volontari, per abbattere un regime tirannico e restituire alla Spagna il diritto all’autodeterminazione. Siamo particolarmente lieti di constatare la rapidità con la quale è stata raggiunta un’intesa commerciale con la Spagna Nazionalista soprattutto nel campo delle forniture di materie prime.

Questa è anche un’indicazione di come evolverà la situazione. Credo che tutti gli Stati dovranno affrontare gli stessi problemi che abbiamo affrontato noi. Ognuno di essi si troverà nella situazione di soccombere o sfuggire alla peste Giudaico-Bolscevica. Noi lo abbiamo già fatto e abbiamo costruito uno Stato Nazionale del Popolo Tedesco che non permetterà più a nessuno di metterlo in ginocchio.
Io non so se il mondo diventerà Fascista! Non credo che diventerà Nazional Socialista! Sono però assolutamente convinto che respingerà la grande minaccia del Bolscevismo!

Non credo che ci potrà essere cooperazione tra le Nazioni fino a quando questo fungo avvelenato rappresentato dal Giudaismo non sarà estirpato.
Oggi, per raggiungere grandi traguardi dobbiamo dipendere solo dalla nostra forza e avere quindi grande fiducia in noi stessi!

Quando ho conquistato il potere, la Germania era impotente e lacerata al suo interno, e all’estero non era considerata altro che un giocattolo nelle mani di statisti stranieri. Oggi c’è ordine e la nostra economia è fiorente. Può darsi che all’estero non siamo molto popolari, ma sicuramente siamo rispettati. Questo è il fattore decisivo! Abbiamo dato a milioni di nostri "Volksgenossen" la grande felicità di vedere il proprio Paese trasformato nel Grande Reich Tedesco e all’Europa Centrale la pace garantita dalla protezione della Germania. Una Nazione che nessuna forza al mondo riuscirà nuovamente a distruggere. È il nostro giuramento!

Gli oltre due milioni di "Volksgenossen," che hanno perso la vita nella Grande Guerra non sono morti invano! Dal loro sacrificio è sorto un grande e forte Reich! 
Di fronte a questo sacrificio non dobbiamo temere di compierne altri se sarà necessario. Questo è ciò che il mondo deve sapere!
Possono concludere qualsiasi accordo, fare tutte le dichiarazioni che vogliono; io non riporrò mai fiducia nei pezzi di carta ma solo in voi, miei "Volksgenossen."

I Tedeschi sono stati vittima della più grande mancata promessa di tutti i tempi. Il nostro popolo non sarà mai più diviso e nessuno al mondo potrà più minacciarci. La pace sarà mantenuta e se necessario rafforzata, in modo che con essa il nostro popolo possa progredire e prosperare. 
Il popolo Tedesco metterà il proprio genio, le proprie capacità, la propria diligenza e perseveranza al servizio della pace e della cultura nazionale. Questo è il nostro desiderio, questo è ciò in cui speriamo e crediamo!

Venticinque anni fa, quando il Partito fu fondato aveva una struttura molto piccola. Guardate quanta strada abbiamo percorso da allora e la grandezza del miracolo che è stato compiuto. Abbiate fede dunque nel grande futuro del popolo Tedesco!

DEUTSCHLAND! Sieg-Heil! Sieg-Heil! Sieg-Heil!


Fonte del documento:
THE BRITISH WAR BLUEBOOK
Reso pubblico dal Governo Britannico nel 1997

© 1996 The Avalon Project

Traduzione di UGO PERSIANI




L’intento è quello di illustrare il parallelismo che può essere tracciato, con le dovute proporzioni (a ruoli invertiti), tra la situazione greca e quella che dovette affrontare la Germania nell’immediato primo dopoguerra. In altre parole, l’ipocrisia della Merkel nella gestione della crisi europea, che sembra non ricordarsi della storia (come diceva qualcuno: “chi non conosce la propria storia è destinato a ripeterla”) e non capire che alla fine a perderci sarà pure la Germania!

Questo parallelismo lo si può individuare tra le riparazioni che furono imposte ai tedeschi alla fine della prima guerra mondiale e le richieste che oggi vengono fatte alla Grecia: “C’è qualcosa delle riparazioni tedesche nelle condizioni imposte oggi ai Greci” citando J.J. Friboulet, professore ordinario di storia economica all’università di Friburgo.

L’ammontare delle riparazioni imposte alla Germania era infatti esorbitante: 132 miliardi di marchi oro, ovvero 3 anni di Prodotto Nazionale d’avanguerra (il 300% del PIL, quando oggi il Trattato di Maastricht considera come “pericoloso” per l’equilibrio economico e sociale di un paese un debito pubblico maggiore al 60% del PIL).
Keynes la considera una posizione inammissibile che va combattuta ad ogni costo, I motivi di questa opposizione assoluta di Keynes alle riparazioni imposte alla Germania possono essere riassunti in 4 punti.
Errore politico
Il trattato di Versailles impone ai tedeschi di pagare sì i danni civili ma non quelli militari.
Errore morale
Il secondo errore è invece di tipo morale: il trattato prevede delle riparazioni durante 50 anni, ovvero su due generazioni, ciò che è assurdo. 
Errore economico
Il più grave sbaglio di carattere propriamente economico commesso è l’assoluta mancanza di un piano di ricostruzione materiale ed economico dell’Europa.
Errore contabile
Il quarto errore commesso dalle potenze vincitrici è d’ordine contabile: sovrastimano il giusto costo delle riparazioni e sottovalutano invece l’oggettiva capacità dell’economia tedesca di pagare un montante che è stratosferico: 132 miliardi di marchi oro.

Ricordo che Keynes predisse pure l’avvento del nazismo in Europa come conseguenza delle riparazioni e delle umiliazioni inferte alla Germania che inesorabilmente avrebbero alimentato uno spirito di rivincita nel popolo tedesco.
In quest’ottica l’apparizione di un partito neonazista alle recenti votazioni in Grecia dev’esser un importante campanello d’allarme per tutt’Europa!

Nell’attuale contesto europeo la Germania, che impone diktat a destra e a sinistra, è pronta ad aumentare le importazioni di prodotti greci?


Dal blog orizzonte48:

         Beh direi che H. oggi non farebbe questo discorso, essendosi palesemente in una situazione di parti invertite.
         Tra l'altro, questo discorso conferma e avvalora clamorosamente, nei suoi stessi presupposti e sviluppi deduttivi, questo post (e la totale incomprensione della situazione da parte della vulgata di Ventotene):




Comunque questo è il discorso di Zoe Konstantopoulou neo-Presidente del Parlamento Greco. Rivendicazioni democratiche attuali con fondamenti storici.



...che dire ....è vita vissuta ma, sembra la strada che ancora la finanza internazionale percorre, senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze, anzi ora più legittimata di prima, tanto da impossessarsi di posti di potere assoluto nei governi degli Stati non uniti dell’area €... Stiamo già assistendo al un turbinio di eventi che si rispecchiano  nella  storia, essa stessa è ciclica ed insegna ma, proprio per questo la si strumentalizza.