mercoledì 25 febbraio 2015

Orizzonte48: COME FUNZIONA IL DEMANSIONAMENTO DEFLATTIVO


ANTICIPAZIONI DEL DEMANSIONAMENTO ...IN ATTESA DEGLI EFF€TTI DEL JOBS ACT!!




Domande e risposte dal blog:

Orizzonte48: COME FUNZIONA IL DEMANSIONAMENTO DEFLATTIVO (sullo...: PREMESSA- Come di consueto, "a futura memoria", e per vostra, (e anche mia), maggior comodità di "ritrovamento" in...


   in effetti di anticipazioni ne abbiamo infinite...
        
         Sto monitorando con un amico che lavora in Auchan il demansionamento in atto già da qualche mese, con i dati che mi porta, abbiamo calcolato che mediamente lo stipendio è calato di ben 200 € AL MESE ,(chi stava alla cassa ora taglia il prosciutto), ora non tutti hanno avuto questo trattamento, anche se mi conferma che i quadri in "uscita" non vengono più rimpiazzati, all'amico in questione NON hanno ridotto il salario ma, gli hanno affibbiato una mansione con più responsabilità (senza contare che gli hanno spostato l'orario diurno di lavoro dalle 3 di notte alle 9 del mattino, per 3 GIORNI alla settimana), quindi demansionamento al contrario.
        
         Nella saletta dipendenti del'Iper in questione c'è un avviso in bella evidenza che invita tutti i dipendenti: "dare la MASSIMA disponibilità ai Capi Reparto per EVITARE IL PEGGIORAMENTO DELLA SITUAZIONE a causa delle EVIDENTI DIFFICOLTÀ' DI BILANCIO, in attesa dell'incontro sindacale con l'azienda (se se aspetta e spera!)
        
         Giusto per fare eco anche su questo blog (il migliore per capire...) mi ha confidato che AUCHAN sta VENDENDO prodotti alimentari scaduti cambiando L'ETICHETTA DELLA SCADENZA (roba da denunzia ...ma nessuno si muove).
        
        
         Continuando le mie "indagini", essendo per il mio "STATO" di (ex)imprenditore in CONCORDATO preventivo (già omologato), sono in contatto con COMMISSARIO GIUDIZIALE, LIQUIDATORE GIUDIZIALE, NOTAI e PROFESSIONISTI vari, questi confermano quanto sta succedendo, (parole loro "stanno distruggendo il paese" anche se loro ci guadagnano), anche se secondo me non sono ben coscienti (o disposti a capire ) del "v€ro" problema, in ogni caso si difendono demansionando e licenziando i propri dipendenti
         ... ieri una segretaria, di mia conoscenza, di un notaio (tra i più "grossi" nella mia zona) mi ha confidato che il 60% delle impiegate è stata licenziata e che i rimanenti lavoratori sono impiegati solo per 5 ore giornaliere...
        
         Il "quadro" della situazione, mi appare molto più grave di quanto la gggente percepisca veramente perché, a parte esser "qui", confrontandomi con Commissario e Liquidatore (sono riuscito fortunatamente a farmi, capire e "voler bene"), mi raccontano di situazioni ormai "IMBARAZZANTI" perché si rendono conto che anche imprenditori "meritevoli" di omologazione non hanno possibilità di "salvarsi" e quindi inesorabilmente fallire, perché sebbene il valore dei cespiti, automezzi, e rimanenze finali riescano a sostenere i piani di rientro atti all'omologa concordataria, NON CI SONO POSSIBILITÀ di VENDERE tali beni perché non c'è più NESSUNO che li compra.
        
        
         A questo punto giusto per "rincarare" la "dose" della gravità di questi fatti è doveroso far sapere la la zona "DOC" di tanta "amarezza"... BERGAMO il (fu) fiore all'occhiello dell'economia Lombarda
        
         Scusa ma mi sento meggiogiornificato e anche un po' "incazzato"... GRAZIE al + €uropa!!
        
         ...strano ma, adesso che "so di essere un pig" mi interessa quanto sostiene Salvini in patria e Marie "all'estero".
        
         A questo punto la traduzione "giusta" dovrebbe essere: PIGS = NAZIONALISTI.
        
         grazie ;-)
    
                  Quarantotto25 febbraio 2015 12:24

          Bravo...
                  Il demansionamento, come si arguisce dai fatti (credo imponentemente diffusi) che evidenzi, si fa sul "posto" (l'ex quadro sostituito dal dipendente di livello inferiore il cui trattamento rimane inalterato) anzichè sul singolo dipendente.
                  Per quest'ultimo, i modi di "deflazionarlo" sono molteplici:
                  a) riduzione di orario (part-time "obbligatorio") e/o assorbimenti di trattamenti straordinari nell'orario ex ordinario, mediante "ordini di servizio" (a cui non c'è modo di opporsi se non si vuole essere licenziati tout-court);
                  b) aumento di prestazioni orarie e del loro livello, a parità di trattamento-inquadramento (l'altro versante della medaglia del "quadro" che non viene sostituito una volta eliminato);
                  c) disdetta generalizzata di contrallo collettivo (o non rinnovo a oltranza), sotto la minaccia di un ormai inoppugnabile e irreversibile licenziamento collettivo;
                  d) per le imprese maggiori, che ne hanno i requisiti, accesso aziendale, - complessivo o per unità produttive spesso corrispondenti a società "controllate" create ad arte-, ai vari ammortizzatori sociali (CIGS, in scadenza di rifinanziamento, contratti di soldiarietà, altamente deflattivi dei trattamenti). Questi ammortizzatori spostano (in larga parte) sulla spesa pubblica, e sulla corrispondente tassazione a carico di tutti, il costo transitorio dei minori livelli retributivi, cioè in attesa di trasformare la situazione in chiusure-delocalizzazione-disoccupazione "ufficiale", ovvero in reinquadramenti dell'intero personale aziendale.
                 
                  Certo che poi, per chi si fosse trovato, e si trova, a fare l'imprenditore sulla domanda interna, il crollo deflattivo generale, rende la situazione più che disperata: esiziale direi.
                  Gli assets patrimoniali che avrebbero "garantito" i creditori non possono che perdere di valore, fino a deprezzamenti che non hanno certo finito di manifestarsi nella loro "geometrica potenza".
                 
                  Tutto questo significa DEINDUSTRIALIZZAZIONE e corrispondente destrutturazione irreversibile della democrazia costituzionale (rinvio al post su Rodrik e Chang).
                 
                  E rammento che il sistema delle PMI sorge e prospera sull'ancoraggio al territorio del modello della GRANDE INDUSTRIA PUBBLICA, in violento corso di DISMISSIONE (cioè la deindustrializzazione più intensa e più €uropea che si manifesta col vincolo esterno da oltre 20 anni).
                  L'indotto, diretto o indiretto, della grande impresa pubblica sul territorio, CORRISPONDE AL MODELLO COSTITUZIONALE. Cioè al legame tra artt.41, 45 e 47 Cost.
                 
                  SPERO VIVAMENTE CHE SALVINI, NELLA SUA "LUNGA MARCIA" POSSA COMPRENDERE QUESTO ASPETTO FONDAMENTALE.
                  Se ne gioverebbe l'Italia tutta, senza esclusioni...



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         Roby Bury25 febbraio 2015 10:02
...in tutta sincerità: il Legislatore con il Concordato mi ha "aiutato" (ma mi è anche costato) a tirarmi fuori dal "fango" ma, l'intento perseguito dallo "stesso" è quello di spingere a rimettersi "in carreggiata"... IO PERÓ L'IMPRENDITORE NON VOGLIO PIÚ FARLO. :(
        
         (*stiamo distruggendo (senza volontà di farlo) il paese!!)
        

                  L'anagramma di RITMO in bocca a Renzi fa PAURA.


Ciao Quarantotto, vorrei fare alcune semplici riflessioni sulla produttività, sul lavoro e sul rapporto Lavoro/capitale. Questi miei pensieri di sicuro poco orginali non provengono da particolari studi, ma solo da una piccola esperienza personale.
Proviamo a immaginare quello che diceva un piccolo imprenditore/artigiano negli anni 70/80 e di cosa si lamentava." Io assumo un giovane uscito dalle professionali, lo formo, gli insegno un lavoro, perdo il mio tempo e quando questo è produttivo ( mi fa guadagnare) se ne va in una azienda più grande, la quale trarrà beneficio ( economico) di quello che gli ho insegnato io."
Da questo banale pensiero possiamo estrarre alcune considerazioni economiche.

1) il piccolo imprenditore non si lamentava del costo del lavoro
2) Era consapevole che la produttività di un agente lavorativo aumentava con il tempo e quindi se lo stabilizzava (lavoro a tempo indeterminato)
3) che il suo guadagno lo realizzava, non comprimendo il costo del lavoro, ma dalla produttività del lavoratore, la quale aumentava con l'esperienza, ed aveva un valore sia materiale, ma anche immateriale, veniva trasmessa agli altri lavoratori meno esperti.
4) Il lavoratore preferiva l'Azienda grande rispetto alla piccola unità, perchè meglio retribuito, più tutelato e meno stressato.

Scusa se viene fuori il mio lato popolano, "ma l'imprenditore che non sa far di conto, perchè se sapesse far di conto non farebbe l'imprenditore" ( definizione data da un imprenditore che negli anni 70 aveva un azienda di 300 addetti) sapeva bene come fare il suo interesse.
Poi dagli anni 80 si è iniziato ( e qui il mondo accademico non è immune di colpe) a dire in modo ossessivo e parossistico in tutte le salse mediatiche che il problema dell'Italia era l'alto costo del lavoro, quindi la soluzione era di abbassarlo, ma costo del lavoro e produttività sono intimamente connesse, se si abbassa il primo si abbassa anche il secondo. Es negli anni 80 abbiamo avuto molte ristrutturazioni dei grandi complessi industriali. Quale strada si è scelta? Quella dei prepensionamenti, si lasciavano a casa le persone più anziane, le più costose per l'azienda, ma anche quelle con maggior esperienza e quindi con maggior professionalità e produttività. (Parte del costo di tale scelta ricadeva sulla comunità)

Poi negli anni novanta è stata coniata la nuova parola magica LA FLESSIBILITA', anche per questa crociata si è assoldato il mondo accademico , che con dotte spiegazioni nei Talk Show decantava la magnificenza di un mondo precarizzato. Questo processo secondo me ha raggiunto le massime vette d''irrazionalità e d'ipocrisia con quel docente che nelle trasmissioni televisive lodava i magici effetti della flessibilità ( precarizzazione) e contemporaneamente, in un suo studio affermava che uno dei motivi del declino della produttività italiana coincideva con l'inizio della flessibilità.
Ora non ci vuole un luminare per capire che se io mantengo un ragazzo precario per 10/15 anni altro non sto facendo che distruggergli le sue future capacità professionali, inibisco il suo processo di crescita, non solo lavorativa, ma gli impedisco la sua crescita umana, la possibilità di farsi una vita, di sposarsi, di fare dei figli di contribuire alla perpetuazione della specie.
Concludo perchè altrimenti vado troppo oltre, ma coloro che si preoccupano di efficientare il sistema produttivo italiano, probabilmente non hanno mai visto una fabbrica e se ci andassero a lavorare non resisterebbero in certi siti produttivi nemmeno un giorno.
Le Fabbriche sono si luoghi produttivi e di crescita professionale, ma alcune di loro sono anche luoghi di MORTE E DI MUTILAZIONI FISICHE E MORALI.



     
Sì, le fabbriche non le hanno mai viste; questi studiosi, preferibilmente "bocconiani", (poi divenuti iconici della "nuova sinistra"), sono esperti di finanza. E nella finanza realizzano gli incarichi più prestigiosi e remunerativi, a scorrene i curricula. E chi non ha ancora queste "opportune" connessioni aspira con tutto se stesso ad averle.
        
         C'è però anche da dire che gli imprenditori (che non sanno far di conto), non si sono premuniti, nel loro bagaglio culturale, di connettersi al sistema immunitario costituzionale, abboccando alla vulgata che fosse a loro avverso perchè "comunista". La lettura delle norme costituzionali ci dice esattamente il contrario (ti rinvio alla risposta fornita a Roby Bury).
        
         A tutt'oggi, peraltro, continuano a non leggere e a non capire quelle stesse norme, che pure sono il loro estremo baluardo di difesa (ormai disperata).



                  







fonte: Orizzonte48