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domenica 1 marzo 2015

E anche lui conclude in "Sveglia!"


Nick Hanauer





is a rich guy, an unrepentant capitalist — and he has something to say to his fellow plutocrats: Wake up! Growing inequality is about to push our societies into conditions resembling pre-revolutionary France. Hear his argument about why a dramatic increase in minimum wage could grow the middle class, deliver economic prosperity ... and prevent a revolution.


"Probabilmente non mi conoscete, ma appartengo a quello 0,01 per cento di cui leggete o sentite parlare, e sono, sotto ogni ragionevole definizione, un plutocrate. Stasera vorrei parlare direttamente agli altri plutocrati come me, perché sento che è venuto il momento per noi tutti di fare una chiacchierata. Come molti plutocrati, anch'io sono un capitalista fiero di sé. Ho fondato, cofondato o finanziato più di 30 aziende in tutta una serie di settori. Sono stato il primo investitore non di famiglia in Amazon.com. Ho cofondato un'azienda di nome aQuantive, che abbiamo venduto a Microsoft per 6,4 miliardi di dollari. Insieme ad alcuni amici, possiedo una banca. Ve lo dico -- (Risate) -- incredibile, vero? Ve lo dico per mostrare che la mia vita è come quella di molti plutocrati. Ho una prospettiva ad ampio respiro sul capitalismo e sul business, e sono stato vergognosamente ricompensato per questo con una vita che molti di voi neanche potrebbero immaginare: diverse case, uno yacht, un aereo personale, ecc... Ma siamo onesti: non sono la persona più intelligente che abbiate conosciuto. Sicuramente non sono il lavoratore più tenace. Ero uno studente mediocre. Non sono un tecnico. Non so scrivere una riga di codice. A essere sinceri, il mio successo è il risultato della fortuna sfacciata che ho avuto a nascere nel posto giusto, nel momento giusto e nelle circostanze giuste. In un paio di cose, però, sono bravo davvero. Primo, ho una tolleranza al rischio insolitamente alta; e secondo, ho una buona percezione, una buona intuizione di quello che accadrà in futuro, e credo che quella intuizione del futuro sia l'essenza di una buona imprenditorialità. E oggi cosa vedo nel futuro, vi chiederete? Vedo i forconi, in mano a masse inferocite. Perché mentre i plutocrati come noi vivono al di là dei sogni di avarizia più sfrenati, l'altro 99 per cento dei nostri concittadini resta sempre più indietro. Nel 1980, l'un per cento degli Americani si spartiva circa l'otto per cento del reddito nazionale, mentre l'ultimo 50 per cento degli Americani si spartiva il 18 per cento. Oggi, trenta anni dopo, quell'uno per cento si spartisce il 20 per cento del reddito nazionale, mentre l'ultimo 50 per cento degli Americani si spartisce il 12 o 13. Se la tendenza continuerà, il primo 1% si spartirà più del 30 per cento del reddito nazionale da qui a 30 anni, mentre al 50 per cento più povero degli Americani resterà solo il sei per cento. E il problema non sono le disuguaglianze in sé. Un po' di disuguaglianza è necessaria a una democrazia capitalista ben funzionante. Solo che la diseguaglianza è oggi al suo picco storico, e peggiora giorno dopo giorno. Se la ricchezza, il potere e il reddito continuano a concentrarsi verso l'alto, la nostra società passerà da una democrazia capitalista a una società neo-feudale, dominata dalle rendite, come la Francia del 18° secolo. Ossia la Francia prima della rivoluzione, e delle sommosse con i forconi. Ho quindi un messaggio per i miei amici plutocrati e arcimiliardari, e per chiunque viva nella sua isola felice: svegliatevi. Svegliatevi! Non può durare. Se non facciamo qualcosa per correggere queste evidenti diseguaglianze sociali, i forconi arriveranno: nessuna società libera e aperta può sostenere queste crescenti diseguaglianze economiche. Non è mai successo. Non ci sono esempi. Portatemi una società troppo iniqua, e vi mostrerò uno stato di polizia, o un'insurrezione. I forconi arriveranno, se non sistemiamo le cose. Non è questione di se, ma di quando. E quando arriverà sarà terribile- per tutti, ma in particolare per i plutocrati come noi. So di sembrare una specie di liberale salvatore del mondo. Non è questo. Non ne faccio una questione morale, quando dico che la diseguaglianza è sbagliata. Dico che l'aumento della diseguaglianza economica è stupida e in definitiva controproducente. La crescita della diseguaglianza non aumenta solo il rischio dei forconi, ma è anche terribile per l'economia reale. Il modello per noi ricchi dovrebbe essere Henry Ford. Quando Ford introdusse i famosi cinque dollari al giorno, che erano il doppio del normale salario dell'epoca, non solo aumentò la produttività delle sue fabbriche, ma convertì poveri operai sfruttati in una florida classe media, che a quel punto poteva permettersi i prodotti che fabbricava. Ford intuì quello che oggi sappiamo essere vero, che un'economia è simile a un ecosistema, ed è caratterizzata dallo stesso tipo di feedback continui che troviamo in un ecosistema naturale, un continuo scambio di feedback tra clienti e industria. La crescita dei salari aumenta la domanda, che fa aumentare le assunzioni che a loro volta fanno aumentare i salari, la domanda e i profitti, e questo circolo virtuoso di crescente prosperità è proprio quello che manca alla ripresa economica di oggi. Ecco perché dobbiamo lasciarci alle spalle le politiche di "sgocciolamento" che dominano entrambi i partiti politici, e sposare quella che chiamo "economia middle-out". L'economia middle-out respinge l'idea neoclassica di un'economia efficiente, lineare, meccanica, tendente all'equilibrio e all'equità, e invece sposa l'idea del 21° secolo di un'economia complessa, adattiva, ecosistemica, che tende ad allontanarsi dall'equilibrio verso l'iniquità, che non è per niente efficiente, ma efficace se ben gestita. Il punto di vista del 21° secolo ci permette di vedere chiaramente che il capitalismo non funziona allocando in modo efficiente le risorse esistenti. Funziona creando in modo efficiente nuove soluzioni ai problemi dell'umanità. La forza del capitalismo sta nel modo evolutivo in cui ricerca le soluzioni. Premia chi risolve i problemi degli altri. La differenza tra una società povera e una società ricca, ovviamente, è il grado in cui quella società ha generato soluzioni sotto forma di prodotti per i suoi cittadini. La somma delle soluzioni che abbiamo nella società è veramente la nostra prosperità, e questo spiega perché aziende come Google, Amazon, Microsoft e Apple e gli imprenditori che hanno creato queste aziende hanno tanto contribuito alla prosperità della nostra nazione. La prospettiva del 21° secolo chiarisce anche che quello che consideriamo crescita economica si comprende meglio definendolo come il tasso a cui risolviamo i problemi. Ma quel tasso dipende completamente da quanti bravi solutori di problemi abbiamo a disposizione, nei vari ambiti, e quindi da quanti concittadini partecipano attivamente, sia come imprenditori che possono proporre soluzioni, che come clienti che le utilizzano. Ma questa massimizzazione della partecipazione non si verifica per caso. Non capita da sola. Richiede sforzi e investimenti, motivo per cui tutte le democrazie capitaliste di successo sono caratterizzate da ingenti investimenti nella classe media e nelle infrastrutture da cui dipendono. Noi plutocrati dobbiamo lasciarci alle spalle queste teorie dello "sgocciolamento", questa idea che meglio stiamo noi, meglio sarà per tutti. Non è vero. Come potrebbe esserlo? Guadagno 1000 volte più di un salario medio, ma non compro 1000 volte più roba, vero? Ho comprato due paia di questi pantaloni, quelli che il mio partner Mike chiama i pantaloni da manager. Avrei potuto comprarne 2000 paia, ma cosa ci farei? (Risate) Quanti tagli di capelli posso farmi fare? Quante volte posso andare fuori a cena? Non importa quanto ricco possa diventare qualche plutocrate, non potremo mai guidare da soli una grande economia nazionale. Solo una prospera classe media può farlo. "Non possiamo farci niente", potrebbero dire i miei amici plutocrati. "Henry Ford viveva in un'epoca diversa." Forse alcune cose non le possiamo fare; forse alcune altre sì, però. Il 19 giugno 2013, Bloomberg ha pubblicato un mio articolo, intitolato "Le ragioni capitaliste per un salario minimo da 15 dollari." La brava gente della redazione di Forbes, tra i miei più grandi ammiratori, l'ha chiamata "La proposta quasi folle di Nick Hanauer". Eppure, solo 350 giorni dopo la pubblicazione di quell'articolo, il sindaco di Seattle Ed Murray ha approvato una legge per l'aumento del salario minimo a Seattle a 15 dollari l'ora, più del doppio del salario federale prevalente di 7,25 dollari. Com'è successo, potrebbero chiedersi le persone ragionevoli. È successo perché un gruppo di noi ha ricordato al ceto medio che sono loro la fonte della crescita e della prosperità nelle economie capitaliste. Abbiamo ricordato loro che quando i lavoratori hanno più soldi, le aziende hanno più clienti, e han bisogno di più impiegati. Abbiamo ricordato loro che quando le aziende pagano ai lavoratori un salario decente, i contribuenti sono sollevati dal peso di finanziare aiuti sociali come i buoni pasto, l'assistenza medica e il sostegno agli affitti di cui questi lavoratori hanno bisogno. Abbiamo ricordato loro che i lavoratori a basso salario sono pessimi contribuenti, e che aumentando il salario minimo in tutti i settori, tutti settori ne traggono vantaggio pur continuando a competere. La classica reazione, naturalmente, è che aumentare il salario minimo distrugge posti di lavoro. Giusto? I vostri politici ripetono sempre la tiritera dello "sgocciolamento", dicendo cose come, "Se aumentate il costo del lavoro, sapete cosa succede? Otterrete meno posti di lavoro." Ne siete sicuri? Perché ci sono un po' di prove contrarie. Dal 1980, i salari degli amministratori delegati nel nostro paese sono passati da 30 a 500 volte il salario medio. Questo sì, che aumenta il costo del lavoro. Eppure, che io sappia, non ho mai visto un'azienda esternalizzare il lavoro dell'amministratore, automatizzarlo, portarlo in Cina. Anzi, sembra che impieghiamo più AD e dirigenti che mai. Lo stesso vale per le funzioni tecnologiche e i servizi finanziari, che guadagnano multipli del salario medio eppure ne impieghiamo sempre di più, quindi chiaramente si può aumentare il costo del lavoro e ottenerne di più. So che la maggior parte della gente ritiene il salario minimo di 15 dollari un esperimento economico folle e rischioso. Non siamo d'accordo. Crediamo che il salario minimo di 15 dollari a Seattle sià in realtà il proseguimento di una politica economica sensata. Permette alla nostra città di far mangiare la polvere alla vostra. Perché, vedete, lo stato di Washington ha già il salario minimo più alto di qualunque altro stato della nazione. Paghiamo tutti i lavoratori 9,32 dollari, ossia quasi il 30 per cento in più del minimo federale di 7,25 dollari, ma, cosa fondamentale, 427 per cento in più del minimo federale raggiunto di 2,13 dollari. Se lo sgocciolamento fosse vero, la disoccupazione, nello stato di Washington, sarebbe alle stelle. Seattle dovrebbe affondare nell'oceano. Invece, Seattle è la città col più alto tasso di crescita del paese. Lo stato di Washington genera impieghi per piccole imprese a un tasso più alto di qualunque altro grande stato della nazione. Il settore dei ristoranti a Seattle? Sta esplodendo. Perché? Perché la legge fondamentale del capitalismo è: se i lavoratori hanno più soldi, le aziende hanno più clienti e hanno più bisogno di lavoratori. Quando i ristoranti pagano i dipendenti abbastanza da permettere anche a loro di mangiare al ristorante, non è male per il settore della ristorazione. È un bene, benché alcuni gestori abbiano da ridire. È più complicato di quanto non stia raccontando? Certo che lo è. Sono molte le dinamiche in gioco. Ma per favore, possiamo smettere di ripetere che se i lavoratori a basso salario guadagnano un po' di più, la disoccupazione schizzerà e l'economia collasserà? Non ci sono prove. L'assunto più pericoloso delle teorie dello "sgocciolamento", non è affermare che se il ricco diventa più ricco, tutti staranno meglio. È l'affermazione, da parte di chi si oppone a qualunque aumento del salario minimo, che se i poveri si arricchiscono, sarà un male per l'economia. Ma quando mai. Quindi, per favore, possiamo risparmiarci questa retorica per cui sarebbero stati i ricchi come me e i miei amici plutocrati a costruire questo paese? Noi plutocrati sappiamo, anche se non ci piace ammetterlo in pubblico, che se fossimo nati altrove, non qui negli Stati Uniti, oggi potremmo benissimo essere dei signori nessuno, ridotti a vendere frutta, a piedi scalzi, sul ciglio di una strada sporca. Non che non ci siano bravi imprenditori in altri posti, anche nei luoghi più poveri. È solo che i clienti di quegli imprenditori non possono permettersi altro. Ecco allora l'idea per un nuovo tipo di economia, un nuovo tipo di politica che chiamo nuovo capitalismo. Riconosciamo pure che il capitalismo batte le alternative, ma anche che più persone includiamo, sia come imprenditori che come clienti, meglio funziona. Tentiamo in tutti i modi di ridurre la dimensione del governo, ma non tagliando i programmi per i poveri; piuttosto, assicurando che i lavoratori siano pagati abbastanza da non averne bisogno. Investiamo abbastanza nella classe media da rendere la nostra economia più equa e più inclusiva, e quando sarà più inclusiva sarà più competitiva, e quando sarà veramente più competitiva, sarà più in grado di generare quelle soluzioni ai problemi umani che sono il vero motore della crescita e della prosperità. Il capitalismo è la più grande tecnologia sociale mai inventata per creare prosperità nelle società- se è ben gestito; ma a causa delle fondamentali dinamiche moltiplicative de sistemi complessi, tende inesorabilmente alla diseguaglianza, alla concentrazione, al collasso. Il compito delle democrazie è quello di massimizzare l'inclusione della maggioranza per creare prosperità, non per permettere a pochi di accumulare denaro. Il governo crea prosperità e crescita, creando le condizioni che permettono sia agli imprenditori che ai clienti di prosperare. Equilibrare il potere dei capitalisti come me e quello dei lavoratori non è un male per il capitalismo. È necessario alla sua sopravvivenza. Programmi come un ragionevole salario minimo, una sanità accessibile, congedi malattia pagati, e la tassazione progressiva necessaria a pagare le importanti infrastrutture necessarie alla classe media (istruzione, ricerca e sviluppo...) sono tutti strumenti indispensabili che i capitalisti più perspicaci dovrebbero sposare per guidare la crescita, perché nessuno ne trae beneficio quanto noi. Molti economisti vorrebbero farvi credere nell'"esattezza" della loro scienza. Non sono d'accordo, e credo invece che sia, a pari merito, uno strumento che l'umanità usa per codificare e dare efficacia legale alle nostre preferenze morali, sociali e ai pregiudizi sullo status e sul potere, ed è per questo che i plutocrati come me hanno sempre avuto bisogno di trovare storie convincenti da raccontare a tutti sul perché le nostre posizioni relative sono moralmente virtuose e buone per tutti: per esempio, che siamo indispensabili, creatori di lavoro, e voi non lo siete; che il taglio delle nostre tasse crea crescita, mentre investire su di voi farà gonfiare il debito e manderà il paese in bancarotta; che noi contiamo, e voi no. Per migliaia di anni, queste storie sono state etichettate come diritto divino. Oggi abbiamo l'economia dello sgocciolamento. Ovviamente, tutte queste storie sono raccontate a nostro uso e consumo. Noi plutocrati dobbiamo riconoscere che sono stati gli Stati Uniti a renderci come siamo, non il contrario; che una robusta classe media è la fonte della prosperità nelle economie capitaliste, non la conseguenza. E non dovremmo mai dimenticare che anche il migliore di noi, nelle peggiori circostanze finirebbe a piedi nudi, sul ciglio di una strada sporca, a vendere frutta. Amici plutocrati, credo sia venuto il momento per noi di impegnarci nuovamente per il nostro paese, di impegnarci in un nuovo tipo di capitalismo che sia più inclusivo e più efficace, un capitalismo che assicuri all'economia americana di rimanere la più dinamica e fiorente nel mondo. Difendiamo il nostro futuro, quello dei nostri figli e dei loro figli. L'alternativa è non fare niente, nasconderci nelle nostre comunità recintate e nelle scuole private, goderci i nostri aerei e yacht -- sono divertenti -- e aspettare i forconi. Grazie".



mie le sottolineature :-)








Interessantissime (come sempre) analisi
Dal Blog Orizizonte48 


e




mercoledì 25 febbraio 2015

Orizzonte48: COME FUNZIONA IL DEMANSIONAMENTO DEFLATTIVO


ANTICIPAZIONI DEL DEMANSIONAMENTO ...IN ATTESA DEGLI EFF€TTI DEL JOBS ACT!!




Domande e risposte dal blog:

Orizzonte48: COME FUNZIONA IL DEMANSIONAMENTO DEFLATTIVO (sullo...: PREMESSA- Come di consueto, "a futura memoria", e per vostra, (e anche mia), maggior comodità di "ritrovamento" in...


   in effetti di anticipazioni ne abbiamo infinite...
        
         Sto monitorando con un amico che lavora in Auchan il demansionamento in atto già da qualche mese, con i dati che mi porta, abbiamo calcolato che mediamente lo stipendio è calato di ben 200 € AL MESE ,(chi stava alla cassa ora taglia il prosciutto), ora non tutti hanno avuto questo trattamento, anche se mi conferma che i quadri in "uscita" non vengono più rimpiazzati, all'amico in questione NON hanno ridotto il salario ma, gli hanno affibbiato una mansione con più responsabilità (senza contare che gli hanno spostato l'orario diurno di lavoro dalle 3 di notte alle 9 del mattino, per 3 GIORNI alla settimana), quindi demansionamento al contrario.
        
         Nella saletta dipendenti del'Iper in questione c'è un avviso in bella evidenza che invita tutti i dipendenti: "dare la MASSIMA disponibilità ai Capi Reparto per EVITARE IL PEGGIORAMENTO DELLA SITUAZIONE a causa delle EVIDENTI DIFFICOLTÀ' DI BILANCIO, in attesa dell'incontro sindacale con l'azienda (se se aspetta e spera!)
        
         Giusto per fare eco anche su questo blog (il migliore per capire...) mi ha confidato che AUCHAN sta VENDENDO prodotti alimentari scaduti cambiando L'ETICHETTA DELLA SCADENZA (roba da denunzia ...ma nessuno si muove).
        
        
         Continuando le mie "indagini", essendo per il mio "STATO" di (ex)imprenditore in CONCORDATO preventivo (già omologato), sono in contatto con COMMISSARIO GIUDIZIALE, LIQUIDATORE GIUDIZIALE, NOTAI e PROFESSIONISTI vari, questi confermano quanto sta succedendo, (parole loro "stanno distruggendo il paese" anche se loro ci guadagnano), anche se secondo me non sono ben coscienti (o disposti a capire ) del "v€ro" problema, in ogni caso si difendono demansionando e licenziando i propri dipendenti
         ... ieri una segretaria, di mia conoscenza, di un notaio (tra i più "grossi" nella mia zona) mi ha confidato che il 60% delle impiegate è stata licenziata e che i rimanenti lavoratori sono impiegati solo per 5 ore giornaliere...
        
         Il "quadro" della situazione, mi appare molto più grave di quanto la gggente percepisca veramente perché, a parte esser "qui", confrontandomi con Commissario e Liquidatore (sono riuscito fortunatamente a farmi, capire e "voler bene"), mi raccontano di situazioni ormai "IMBARAZZANTI" perché si rendono conto che anche imprenditori "meritevoli" di omologazione non hanno possibilità di "salvarsi" e quindi inesorabilmente fallire, perché sebbene il valore dei cespiti, automezzi, e rimanenze finali riescano a sostenere i piani di rientro atti all'omologa concordataria, NON CI SONO POSSIBILITÀ di VENDERE tali beni perché non c'è più NESSUNO che li compra.
        
        
         A questo punto giusto per "rincarare" la "dose" della gravità di questi fatti è doveroso far sapere la la zona "DOC" di tanta "amarezza"... BERGAMO il (fu) fiore all'occhiello dell'economia Lombarda
        
         Scusa ma mi sento meggiogiornificato e anche un po' "incazzato"... GRAZIE al + €uropa!!
        
         ...strano ma, adesso che "so di essere un pig" mi interessa quanto sostiene Salvini in patria e Marie "all'estero".
        
         A questo punto la traduzione "giusta" dovrebbe essere: PIGS = NAZIONALISTI.
        
         grazie ;-)
    
                  Quarantotto25 febbraio 2015 12:24


          Bravo...
                  Il demansionamento, come si arguisce dai fatti (credo imponentemente diffusi) che evidenzi, si fa sul "posto" (l'ex quadro sostituito dal dipendente di livello inferiore il cui trattamento rimane inalterato) anzichè sul singolo dipendente.
                  Per quest'ultimo, i modi di "deflazionarlo" sono molteplici:
                  a) riduzione di orario (part-time "obbligatorio") e/o assorbimenti di trattamenti straordinari nell'orario ex ordinario, mediante "ordini di servizio" (a cui non c'è modo di opporsi se non si vuole essere licenziati tout-court);
                  b) aumento di prestazioni orarie e del loro livello, a parità di trattamento-inquadramento (l'altro versante della medaglia del "quadro" che non viene sostituito una volta eliminato);
                  c) disdetta generalizzata di contrallo collettivo (o non rinnovo a oltranza), sotto la minaccia di un ormai inoppugnabile e irreversibile licenziamento collettivo;
                  d) per le imprese maggiori, che ne hanno i requisiti, accesso aziendale, - complessivo o per unità produttive spesso corrispondenti a società "controllate" create ad arte-, ai vari ammortizzatori sociali (CIGS, in scadenza di rifinanziamento, contratti di soldiarietà, altamente deflattivi dei trattamenti). Questi ammortizzatori spostano (in larga parte) sulla spesa pubblica, e sulla corrispondente tassazione a carico di tutti, il costo transitorio dei minori livelli retributivi, cioè in attesa di trasformare la situazione in chiusure-delocalizzazione-disoccupazione "ufficiale", ovvero in reinquadramenti dell'intero personale aziendale.
                 
                  Certo che poi, per chi si fosse trovato, e si trova, a fare l'imprenditore sulla domanda interna, il crollo deflattivo generale, rende la situazione più che disperata: esiziale direi.
                  Gli assets patrimoniali che avrebbero "garantito" i creditori non possono che perdere di valore, fino a deprezzamenti che non hanno certo finito di manifestarsi nella loro "geometrica potenza".
                 
                  Tutto questo significa DEINDUSTRIALIZZAZIONE e corrispondente destrutturazione irreversibile della democrazia costituzionale (rinvio al post su Rodrik e Chang).
                 
                  E rammento che il sistema delle PMI sorge e prospera sull'ancoraggio al territorio del modello della GRANDE INDUSTRIA PUBBLICA, in violento corso di DISMISSIONE (cioè la deindustrializzazione più intensa e più €uropea che si manifesta col vincolo esterno da oltre 20 anni).
                  L'indotto, diretto o indiretto, della grande impresa pubblica sul territorio, CORRISPONDE AL MODELLO COSTITUZIONALE. Cioè al legame tra artt.41, 45 e 47 Cost.
                 
                  SPERO VIVAMENTE CHE SALVINI, NELLA SUA "LUNGA MARCIA" POSSA COMPRENDERE QUESTO ASPETTO FONDAMENTALE.
                  Se ne gioverebbe l'Italia tutta, senza esclusioni...



                  
Rispondi

         



         
Roby Bury25 febbraio 2015 10:02
...in tutta sincerità: il Legislatore con il Concordato mi ha "aiutato" (ma mi è anche costato) a tirarmi fuori dal "fango" ma, l'intento perseguito dallo "stesso" è quello di spingere a rimettersi "in carreggiata"... IO PERÓ L'IMPRENDITORE NON VOGLIO PIÚ FARLO. :(
        
         (*stiamo distruggendo (senza volontà di farlo) il paese!!)
        

                  L'anagramma di RITMO in bocca a Renzi fa PAURA.


Ciao Quarantotto, vorrei fare alcune semplici riflessioni sulla produttività, sul lavoro e sul rapporto Lavoro/capitale. Questi miei pensieri di sicuro poco orginali non provengono da particolari studi, ma solo da una piccola esperienza personale.
Proviamo a immaginare quello che diceva un piccolo imprenditore/artigiano negli anni 70/80 e di cosa si lamentava." Io assumo un giovane uscito dalle professionali, lo formo, gli insegno un lavoro, perdo il mio tempo e quando questo è produttivo ( mi fa guadagnare) se ne va in una azienda più grande, la quale trarrà beneficio ( economico) di quello che gli ho insegnato io."
Da questo banale pensiero possiamo estrarre alcune considerazioni economiche.

1) il piccolo imprenditore non si lamentava del costo del lavoro
2) Era consapevole che la produttività di un agente lavorativo aumentava con il tempo e quindi se lo stabilizzava (lavoro a tempo indeterminato)
3) che il suo guadagno lo realizzava, non comprimendo il costo del lavoro, ma dalla produttività del lavoratore, la quale aumentava con l'esperienza, ed aveva un valore sia materiale, ma anche immateriale, veniva trasmessa agli altri lavoratori meno esperti.
4) Il lavoratore preferiva l'Azienda grande rispetto alla piccola unità, perchè meglio retribuito, più tutelato e meno stressato.

Scusa se viene fuori il mio lato popolano, "ma l'imprenditore che non sa far di conto, perchè se sapesse far di conto non farebbe l'imprenditore" ( definizione data da un imprenditore che negli anni 70 aveva un azienda di 300 addetti) sapeva bene come fare il suo interesse.
Poi dagli anni 80 si è iniziato ( e qui il mondo accademico non è immune di colpe) a dire in modo ossessivo e parossistico in tutte le salse mediatiche che il problema dell'Italia era l'alto costo del lavoro, quindi la soluzione era di abbassarlo, ma costo del lavoro e produttività sono intimamente connesse, se si abbassa il primo si abbassa anche il secondo. Es negli anni 80 abbiamo avuto molte ristrutturazioni dei grandi complessi industriali. Quale strada si è scelta? Quella dei prepensionamenti, si lasciavano a casa le persone più anziane, le più costose per l'azienda, ma anche quelle con maggior esperienza e quindi con maggior professionalità e produttività. (Parte del costo di tale scelta ricadeva sulla comunità)

Poi negli anni novanta è stata coniata la nuova parola magica LA FLESSIBILITA', anche per questa crociata si è assoldato il mondo accademico , che con dotte spiegazioni nei Talk Show decantava la magnificenza di un mondo precarizzato. Questo processo secondo me ha raggiunto le massime vette d''irrazionalità e d'ipocrisia con quel docente che nelle trasmissioni televisive lodava i magici effetti della flessibilità ( precarizzazione) e contemporaneamente, in un suo studio affermava che uno dei motivi del declino della produttività italiana coincideva con l'inizio della flessibilità.
Ora non ci vuole un luminare per capire che se io mantengo un ragazzo precario per 10/15 anni altro non sto facendo che distruggergli le sue future capacità professionali, inibisco il suo processo di crescita, non solo lavorativa, ma gli impedisco la sua crescita umana, la possibilità di farsi una vita, di sposarsi, di fare dei figli di contribuire alla perpetuazione della specie.
Concludo perchè altrimenti vado troppo oltre, ma coloro che si preoccupano di efficientare il sistema produttivo italiano, probabilmente non hanno mai visto una fabbrica e se ci andassero a lavorare non resisterebbero in certi siti produttivi nemmeno un giorno.
Le Fabbriche sono si luoghi produttivi e di crescita professionale, ma alcune di loro sono anche luoghi di MORTE E DI MUTILAZIONI FISICHE E MORALI.



     
Sì, le fabbriche non le hanno mai viste; questi studiosi, preferibilmente "bocconiani", (poi divenuti iconici della "nuova sinistra"), sono esperti di finanza. E nella finanza realizzano gli incarichi più prestigiosi e remunerativi, a scorrene i curricula. E chi non ha ancora queste "opportune" connessioni aspira con tutto se stesso ad averle.
        
         C'è però anche da dire che gli imprenditori (che non sanno far di conto), non si sono premuniti, nel loro bagaglio culturale, di connettersi al sistema immunitario costituzionale, abboccando alla vulgata che fosse a loro avverso perchè "comunista". La lettura delle norme costituzionali ci dice esattamente il contrario (ti rinvio alla risposta fornita a Roby Bury).
        
         A tutt'oggi, peraltro, continuano a non leggere e a non capire quelle stesse norme, che pure sono il loro estremo baluardo di difesa (ormai disperata).



                  








fonte: Orizzonte48