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venerdì 10 aprile 2015

EUROGLUT

PAOLO BARNARD


PROFUMO CHE COPRE PUZZA, PUZZA SEMPRE, PROFUMO SU PUZZA ANCORA. EUROGLUT E IL RESTO DELLA TRAGEDIA.

Premessa: tratto qui di EUROGLUT, una cavolata del valore di oltre 5-10.000 miliardi di euro con conseguenze macroeconomiche globali per la gente VERA, una cosa seria, ma non certo tanto quando lo scandalo Grandi Opere, che per carità, quello sì che sono soldi e danni. Per cui i M5S mi perdonino se distraggo 16 italiani dai terrificanti ladri di fagioli che loro, indomiti, perseguono. E tu piccolo imprenditore mi RACCOMANDO: mica mai ingrandire il tuo orizzonte, non si sa mai che tu capisca il VERO motivo per cui oggi hai perso il 24% di produzione e hai tasse dal 45 al 70%. Ora umilmente continuo con ste cazzatine che si mangiano l’Italia 200 volte. 
Definiamo il contesto dell’Eurozona e UE, tanto per ricordarci i fondamentali, e in modo originale.
Mi è venuta in mente un’immagine tratta dalle corti del ‘600 o del ‘700, quando la nobiltà che non conosceva il concetto del lavarsi usava sudare, cagare, pisciare, senza mai pulirsi – il bagno era inaudito. Elisabetta I d’Inghilterra una volta dichiarò “Ho incontrato il Re di Francia, puzzava come una capra. Io mi faccio il bagno una volta all’anno, ma sti francesi non potrebbero farlo anche loro?”. Cosa facevano a quei tempi per sopprimere l’olezzo demoniaco che emanavano? Si spruzzavano profumo sulle pelli puzzolenti, che però tornavano mefitiche alla seconda defecazione o al primo sudore, e allora questi nobili vi spruzzavano altro profumo, poi cagavano ancora e poi altro profumo… in un circolo vizioso da vomitare, sinceramente. Compreso? Ecco…
… Questa è ESATTAMENTE la politica economica dell’Eurozona contemporanea, identica. Fanno, come da precedente metafora, ‘cagate e pisciate’ d’economia una in fila all’altra (Austerità, no spesa di Stato, Super export, MES, salvataggi di banche putrefatte, miliardi agli speculatori…), creando fogne sociali (le ‘riforme’, licenziamenti, tagli ai salari, meno sanità, meno servizi pubblici, tagli pensioni, patto di stabilità dei Comuni, privatizzazioni regalate agli speculatori…), che poi cercano di coprire con una spruzzata di profumo (i COSMETICI MONETARI, come T-LTRO, OMT, QE di Draghi, il patetico Job Act del Renzino…), ma poi l’Europa puzza ancora e peggio di prima, e mica la LAVANO (stop euro, stop Austerità, Investimenti Pubblici a Deficit Positivo, quindi più Deficit e non meno Deficit!, programmi di Stato di Piena Occupazione, salari ‘alla Henry Ford’, Finanza Funzionale alla Abba Lerner, nazionalizzazione banche nell’Interesse pubblico…), no, mica mai LAVARSI! Spruzzano altro profumo monetario sulla montante cacca, da coprire con altro profumo, su altro piscio, su altra puzza sociale, con altro profumo ecc. ecc. Questo fa Mario Draghi per primo, e la tecnocrazia di Bruxelles a seguito, e  i 4 dementi economisti italiani che li seguono. Capita la metafora? In essa, per riassumere:
‘cacca e piscia’ della UE sono le Austerità (vedi sopra)
la puzza insopportabile sono le fogne sociali che creano (vedi sopra)
il profumo che vi spruzzano sopra di continuo è la POLITICA COSMETICA MONETARIA, che NON E’ ECONOMIA REALE PER LA GENTE, ma solo per le elite.
Prima di arrivare all’EUROGLUT, un minuto. Perché? Bè, voi sapete che Paolo Barnard scrive temi salva vita e salva nazione affinché siano capiti anche da un quindicenne, per cui qui di seguito per prima cosa scriverò cosa è ESSENZIALE che voi cittadini capiate di quanto detto sopra. Perché è quello che conta. Poi alla fine, qualche dettaglio in più.
1) Siamo, come è ormai noto anche ai ricci di mare, in una dittatura finanziaria europea, armata di moneta unica euro, che ha sottratto all’Italia non solo il portafoglio, ma anche le sovranità parlamentari, costituzionali e popolari. Sapete che esistono due economie al mondo: quella REALE di: case, sanità, salari, servizi, beni, cibo, tecnologie, istruzione, strade, infrastrutture ecc.; e quella MONETARIA, che non produce nulla, neppure un panino al prosciutto, ma solo: algoritmi e trucchi per moltiplicare soldi fittizi nelle tasche del Mercato/Speculatori.
2) La dittatura dell’Eurozona pratica SOLO economia MONETARIA, e solo per gli interessi di pochi. Questo, come capiscono anche le cozze alla tarantina, crea disastri all’economia REALE, cioè a noi, gente, famiglie, aziende, figli. L’economia monetaria NON E’ ECONOMIA REALE.
Quando questi disastri divengono, come ovvio, immani, come vediamo da almeno 8 anni della famosa Crisi – con disoccupazione a record africani, fallimenti come piovesse, perdita di diritti, laureati con 600 euro al mese, risparmi di famiglie erosi fino al nulla, esodati, PIL sotto lo zero, Sanità allo sfascio, ecc. – allora cosa fa la dittatura europea? Impiega ancora altra economia MONETARIA come ‘profumo’ per mitigare per qualche mese i disastri di cui sopra. Ma è tutto inutile. Per fare un altro esempio in metafora, esiste in inglese un’espressione che rende bene l’idea: “To paper over something”. Cioè: tu stai attaccando carta da parati, fai una porcheria piena di bozzi, buchi ecc.. e cosa fai per rimediare? NON cambi certo tecnica, ma gli incolli sopra (paper over) un altro pezzo di carta per nascondere il ‘marone’ orrendo che hai fatto. Ma poi ti ritrovi con una cosa schifosa, e che fai? Gli incolli sopra ancora altra carta… Insomma viene fuori un bubbone inguardabile. Quello appunto che fanno la tecnocrazia delle Austerità e la BCE di Mario Draghi come detto sopra.
E così andiamo avanti, penosamente, ignari, impotenti, sul fatto che la vita di centinaia di milioni di noi, et aziende, viene gestita da sti pazzi, criminali, che sfondano i nostri muri di casa con le loro politiche, poi tentano di rimediare col Pongo, ma poi tutto crolla, e ci mettono altro Pongo e via così in eterno, complice la stampa e i media innominabili.
Ed eccoci all’Euroglut. Euro vuol dire euro. Glut vuol dire ‘sovrabbondanza’. 
E’ una trovata della prodigiosa banca privata della ‘Cermania Teteska della Kulona Merkel’, cioè quell’ascesso cosmico di banca con un’esposizione ai derivati esplosivi che vale 20 volte il PIL tedesco e che si chiama Deutsche Bank. La Deutsche B, cioè la banca più fallita del mondo, ci avvisa qualche mese fa del pericolo del…
EUROGLUT!!!
Dicono sostanzialmente questo: l’Eurozona ha un surplus di esportazioni colossale, cioè esporta merci e servizi al resto del mondo molto più di quanto compri merci e servizi dal resto del mondo. Tutti i soldi che guadagna esportando molto di più di quanto importa, vengono messi dall’Eurozona in cassette di risparmio immense. A questi ‘fantastiliardi’ risparmiati nella zona euro, si aggiungono tutti i soldi ‘facili’ che la BCE di Mario Draghi sta oggi riversando nelle banche per mezzo del T-LTRO e soprattutto del QE (leggere miei pezzi precedenti), che sono in sostanza iniezioni colossali di soldi liquidi nelle casse bancarie, ma anche, MINIMAMENTE, nel settore privato di cittadini e aziende. Quindi, argomenta la Deutsche Bank, ci troviamo in Europa con delle quantità di euro in circolazione di dimensioni ciclopiche. E cosa faranno i possessori di questi oceani di euro? Li venderanno in giro per il mondo (flussi di euro fuori dalla UE) per comprare questo e quello, causando però il deprezzamento dell’euro (più vendi una moneta meno vale). Questo dikono gli specialisten tella krante banka teteska.
Valutiamo in termini ponderati queste affermazioni. Giudizio accademico: buffonate.
Adesso l’Europa si trova in un marasma di: troppe esportazioni (danno certo all’economia) con il valore dell’euro che collassa; tassi ormai talmente bassi che in alcuni Paesi cominciamo a vedere i correntisti che pagano la banca per tenergli i soldi; deflazione dei prezzi; un’alluvione di euro in circolazione dovuta al super export e alle politiche di Draghi di oceani di euro facili nelle tasche dei soliti noti… insomma una GLUT sovrabbondanza di euro inaudita che creerà una sequela infinita di problemi a noi, al mondo. E cosa faranno Bruxelles e Draghi?..... Ancora più GLUT…!! Cioè:
PAPER OVER… profumo su mutande intrise di piscio e cacca…  cioè altri TRUCCHI MONETARI INSULSI per coprire per un po’ di tempo il marcio e la puzza, come sempre.
Sappiate infatti, che al contrario di quanto affermato dalla Deutsche Bank, l’EUROGLUT ci porterà:
A) ancor meno crescita. EUROGLUT viene in parte dal super export della UE, cioè un surplus di export. Ma la VERA economia e i bilanci settoriali ci insegnano che se da una parte esiste un surplus, per forza ci deve essere una perdita da un’altra parte (come in una partita a carte: se uno vince, qualcun altro deve perdere per forza). E chi sta pagando il surplus dell’export UE? In primo luogo le perdite dei Paesi esteri che ci comprano più cose di quante ce ne vendono. Ma ANCHE  le perdite dei lavoratori europei e delle economie nazionali UE, che per poter esportare tanto devono essere COMPETITIVI, che si traduce in: tagli ai salari europei a tutto spiano (l’industriale deve far costare poco il suo prodotto), e depressione dei consumi (se consumiamo noi le nostre cose, non ce ne rimangono tante da esportare). Due siluri d’impoverimento europeo certo. Infatti lo vediamo, si chiama… Crisi.
B) non al deprezzamento dell’euro, ma al suo APPREZZAMENTO (cioè aumento di valore rispetto ad altre monete). Qui dobbiamo ricordarci del concetto del ‘Hard to Get’, cioè ‘Difficile da ottenere’. Tutta questa GLUT sovrabbondanza di euro a tassi bassissimi finiscono in primo luogo nelle banche o nelle casse dei grandi esportatori, i quali non è affatto garantito che li spendano, quindi ai cittadini e in circolo non arrivano tanti euro. Questi euro diventano difficili da ottenere per noi gente (Hard to get). Quindi l’effetto svalutativo di tanta moneta in giro non si avvera proprio perché una cosa difficile da trovare in genere si apprezza, non si deprezza. 

C) non a enormi flussi di euro fuori dalla UE. Infatti gli esportatori europei hanno enormi spese interne da pagare e le devono pagare in euro, quindi vogliono che ciò che incassano sia in euro (ovvio, vivono nella UE). Allora venderanno i dollari o gli Yen o le Corone guadagnati con l’export per avere euro, e questo sottrae euro dal Mercato, facendoli di nuovo diventare difficili da ottenere (Hard to get)… altro che enormi flussi di euro fuori dalla UE. E siccome TUTTI gli esportatori d’Europa necessitano di euro per i motivi sopraccitati e venderanno le monete straniere guadagnate, l’euro tornerà ad APPREZZARSI! Quindi l’effetto svalutativo di tanta moneta in giro non si avvera, come invece dice la banka teteska…

D) e soprattutto a nessuna crescita VERA per la VERA economia delle persone/aziende, cioè per coloro che necessitano/producono le VERE cose che ci servono per vivere, curarci, star bene, e avere democrazia e diritti! Perché? Perché noi viviamo di cibo e tetti sopra la testa, ma se questa UE esporta le cose essenziali a man bassa, ce ne saranno MENO PER NOI! Forza, dimostratemi che con gli Yen guadagnati dall’export dal miliardario della Tod’s tu o voi vi comprerete casa, pagherete il mutuo, manterrete un figlio disoccupato o potrete pagare la TAC urgente. Forza! Quando soprattutto, come detto sopra, i miliardi della Tod’s vengono dal DEPREZZAMENTO del salario dei suoi operai italiani e dal calo dei consumi italiani. Forza.
E) Infine, per essere brevi. Tutta la povertà per centinaia di milioni di famiglie europee derivante dai disastri MONETARI dell’Eurozona di Draghi renderanno l’euro ancora più ‘Hard to get’, cioè sempre meno circolante perché la gente non ha più da spendere come prima. E se circola di meno, diventerà sempre più costoso, altro che deprezzamento dell’euro.
Ma dove andiamo così? No, dico, non Draghi o Renzi o Juncker. Io e voi? Ma possibile che gli italiani, i datori di lavoro, gli operai, non capiscano che ci stanno uccidendo? (possibile, per un popolo di scemi e grillini… possibilissimo. Si tengano l’EUROGLUT ora)
Soluzione per lo 0,2% che capisce: STOP EUROZONA – STOP POLITICA MONETARIA COME UNICA TERAPIA – TUTTI I GOVERNI RISCOPRANO LA POLITICA DELL’ECONOMIA REALE (possibilmente la Mosler Economics per l’Interesse Pubblico). La guida la trovate qui: http://paolobarnard.info/docs/programma_memmt_orig.pdf
Ciao


venerdì 13 marzo 2015

Si apra l'€sipario... Voce narrante: Giuseppe Palma


T€ATRO TRAG€DIA



LIBRETTO:

•    ATTORI: Parlamento italiano (attore principale: Partito Democratico) e due Governi italiani non eletti democraticamente (Governo Monti e Governo Renzi);
•    SCENEGGIATURA a cura di: multinazionali, banche private, Commissione Trilaterale e GruppoBilderberg;
•    MUSICHE E TESTI a cura di: intellettuali di sinistra e stampa di regime;
•    REGIA: Unione Europea.


VOCE NARRANTE:

Ho scritto molto su questa moneta unica. E molto sono riuscito a dimostrare su come questo Euro rappresenti un crimine contro l’Umanità. Ricordate il mio libro “Il Male Assoluto…”? Oppure il mio articolo “I gravissimi aspetti di criticità dell’Euro spiegati a mia figlia di un anno”?
Bene. Si diano per letti e conosciuti i contenuti dei testi appena indicati.
Ciò detto, ritengo tuttavia fare una breve premessa che riassuma – in breve – il crimine dell’Euro.
Abbiamo già visto come gli Stati dell’Eurozona siano costretti – non avendo più sovranità monetaria – a doversi andare a cercare la moneta. Per chi ancora non avesse chiaro il concetto, lo rispiego. Tutti i 19 Stati europei che hanno aderito all’Euro devono cercarsi la moneta, e lo possono fare solo in due modi: a) andandola a prendere dalle tasche dei cittadini (attraverso l’aumento e/o l’introduzione di nuove tasse ed imposte; attraverso l’introduzione di strumenti giacobini di accertamento fiscale; limitando l’uso del denaro contante in modo da condurre una lotta terroristica all’evasione fiscale; tagliando le voci di spesa pubblica più sensibili come la sanità, la giustizia, la scuola, le pensioni etc…); b) prendendola in prestito dai mercati dei capitali privati (es. dalle banche private) ai quali lo Stato richiedente deve restituirla gravata dagli interessi, tassi stabiliti unilateralmente a seconda del grado di affidabilità di ciascuno Stato.
Ma v’è di più: la fissazione, nel 1999, dei tassi di cambio irrevocabili tra l’Euro e ciascuna moneta nazionale degli Stati aderenti ha maggiormente aggravato la situazione. Nei periodi di crisi del passato era abitudine, soprattutto dell’Italia, operare “aggiustamenti” sul cambio al fine di svalutare la propria moneta nazionale rispetto alle altre valute allo scopo di tornare ad essere competitivi, quindi i prezzi delle merci da esportare si abbassavano con il conseguente aumento delle esportazioni, pertanto le aziende – vedendo che le merci prodotte venivano acquistate – non erano costrette né a licenziare né a ridurre i salari (anzi, erano addirittura invogliate ad assumere nuovo personale).
Oggi con questo Euro, non potendo più utilizzare la leva della svalutazione monetaria, tutti gli Stati dell’Eurozona sono costretti – per essere competitivi – a svalutare il lavoro, quindi a ridurre i salari e la qualità dell’occupazione (ossia le tutele contrattuali e i diritti dei lavoratori).
Il tutto contornato da una Banca Centrale Europea (BCE) che non funge affatto da prestatrice di ultima istanza (cioè non si rende garante e quindi non acquista l’intero ammontare dei debiti pubblici di ciascuno degli Stati dell’Eurozona), lasciando che siano i cittadini a svolgere la predetta funzione.
Ciò premesso, al fine di salvare l’Euro (e tutto il corollario che vi è attorno) l’Unione Europea ha prima chiesto – e poi imposto – a ciascuno Stato dell’Eurozona di provvedere a radicali riforme strutturali soprattutto in merito alle legislazioni nazionali sul lavoro, ritenute da Bruxelles, Berlino e Francoforte troppo garantiste e quindi ostative allo strumento della svalutazione del lavoro, strumento ritenuto necessario – come ho già scritto – affinché gli Stati della zona euro tornino ad essere competitivi!
Ed è proprio in questa cornice che si collocano le vulgate del “ce lo chiede l’Europa” o “ci vuole più Europa”.
In Italia esisteva (infatti oggi non esiste praticamente più) una legislazione sul lavoro figlia delle aspre lotte sociali degli anni Sessanta che tutelava soprattutto il lavoratore, quindi il suo salario, i suoi diritti e la tendenziale stabilità del suo impiego (vedesi ad esempio lo Statuto dei Lavoratori – Legge n. 300/1970).
Ma commetterei un errore – un gravissimo errore – se scrivessi che i diritti dei lavoratori sono frutto delle sole lotte sociali degli anni Sessanta, infatti bisogna tornare indietro fino all’immediato dopoguerra, quando il nostro Paese si dotò di una Carta fondamentale dello Stato definita, non a caso, la più bella del mondo. La nostra Costituzione, infatti, fonda la Repubblica italiana sul lavoro (art. 1 co. I Cost. “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”), quindi – per dirla con parole semplici – non esiste lo Stato italiano se esso non può fondarsi sul lavoro. Punto. E’ un concetto che non ammette repliche né interpretazioni differenti. Questa era l’esatta volontà dei nostri Padri costituenti. Non soddisfatta, l’Assemblea Costituente inserì nei Principi Fondamentali della Carta anche l’art. 4 (“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”), mentre nella Parte I – tra gli altri – l’art. 36 (“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”).
L’Unione Europea e i suoi Trattati, come ho già ampliamente dimostrato nei miei libri e articoli precedenti, tradiscono vigliaccamente i suddetti principi a tal punto da farli diventare lettera morta. Ne è un esempio la vile costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio avvenuta sotto un pressante ricatto dell’UE e per mano di un Parlamento italiano sordo e schiavo nella primavera del 2012, dopo che il Presidente del Consiglio Mario Monti aveva sottoscritto il cosiddetto Fiscal Compact nel marzo di quello stesso anno (a tal proposito, leggete questo mio articolo: http://scenarieconomici.it/incompatibilita-art-1-costituzione-pareggio-bilancio-giuseppe-palma/). In pratica, per dirla con parole semplici, con la nuova formulazione dell’art. 81 Cost. lo Stato italiano si è imposto il divieto di far leva sulla possibilità di indebitamento al fine di creare piena occupazione, in aperto contrasto con gli artt. 1 e 4 della Costituzione. Un crimine che, in epoche differenti, avrebbe giustificato quanto meno un’incriminazione di tutti i membri del Parlamento e del Governo di tenere intelligenze con lo straniero allo scopo di sovvertire l’ordine costituzionale.
Ciononostante, l’Europa non era – e non è – per nulla soddisfatta. Bisogna distruggere ogni diritto connesso al lavoro, altrimenti saltano sia l’Euro che l’intera struttura eurocratica disegnata dai Trattati dell’UE.
Dal novembre 2011 in avanti tre Presidenti del Consiglio privi di legittimazione democratica (Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi) – con la complicità di un Parlamento (XVIa e XVIIa Legislatura) schiavo, composto di nominati e pesantemente delegittimato da una pronuncia di incostituzionalità della legge elettorale con la quale è stato eletto – hanno portato a compimento questo crimine. In che modo? In QUATTRO ATTI, come se si trattasse – e forse lo è – di una tragedia greca (giuro, nessun doppio senso).

SI APRA IL SIPARIO:

•    PRIMO ATTO: il 2 marzo 2012 venticinque Stati dell’Unione Europea (ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca) sottoscrivono il cosiddetto Fiscal Compact (Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria), il quale prevede principalmente: a) una significativa riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL al ritmo di un ventesimo all’anno (5%), fino al raggiungimento del rapporto del 60% sul PIL nell’arco di vent’anni; b) l’obbligo del perseguimento del pareggio di bilancio; c) l’obbligo di non superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del PIL (e superiore all’1% per i Paesi con debito pubblico inferiore al 60% del PIL);

•    SECONDO ATTO: nell’aprile 2012 (Legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1), attraverso la procedura aggravata prevista dall’art. 138 della Costituzione, il Parlamento italiano – sotto il ricatto/imbroglio dello spread – inserisce definitivamente in Costituzione il vincolo del pareggio di bilancio (nuova formulazione dell’art. 81 Cost.), e lo fa a larghissima maggioranza in modo tale da evitare un’eventuale bocciatura da parte di un referendum popolare di tipo confermativo. Quali forze politiche parlamentari votano in favore della costituzionalizzazione del pareggio di bilancio? PD, PDL e UDC, le stesse che appoggiano incondizionatamente il Governo tecnico presieduto dal prof. Monti. L’Italia è l’unico Paese tra i venticinque firmatari del Fiscal Compact ad inserire in Costituzione il vincolo del pareggio di bilancio. Nel luglio di quello stesso anno, come se quanto premesso non fosse già di per sé sufficiente a massacrare un intero popolo, il Parlamento – nel giro di una settimana – vota a larga maggioranza la legge di autorizzazione alla ratifica del Trattato intergovernativo di cui sopra (il cosiddetto Fiscal Compact);

•    TERZO ATTO: il Governo Monti (e più nello specifico il ministro del lavoro e delle politiche sociali Elsa Fornero) elabora una prima riforma del lavoro che abroga la norma che consente al giudice di ordinare all’impresa il reintegro del lavoratore illegittimamente licenziato per giustificato motivo oggettivo (ossia per cause cosiddette economiche), prevedendo unicamente una tutela di tipo risarcitoria che va da un minimo di 12 ad un massimo di 24 mensilità. E’ l’inizio dello smantellamento dei diritti. Trattasi della Legge 28 giugno 2012, n. 92. Quali forze politiche parlamentari approvano la suddetta riforma? PD, PDL e UDC;

•    QUARTO ATTO: l’attuale Governo presieduto dal Segretario del PD Matteo Renzi – non senza aspre critiche interne al proprio partito – elabora un’ulteriore riforma del lavoro denominata Jobs Act (così i lavoratori non ci capiscono nulla ed è più facile illuderli) che smantella definitivamente la tutela del reintegro. Il Parlamento approva una legge delega (Legge 10 dicembre 2014, n. 183) e successivamente il Governo emana i cosiddetti decreti attuativi. In parole semplici, la tutela del reintegro viene mantenuta solo in pochissimi casi, vale a dire solo per le seguenti tipologie di licenziamenti ritenuti illegittimi: a) licenziamenti discriminatori (non esiste al mondo un solo imprenditore che si sognerebbe di scrivere sulla lettera di licenziamento che il motivo è, ad esempio, il sesso del lavoratore o il colore della sua pelle); b) licenziamenti nulli, cioè quelli intimati senza l’osservanza delle norme di legge (è sufficiente recarsi da un buon avvocato per non commettere errori); c) licenziamenti per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa (cioè quelli cosiddetti disciplinari) per i quali il giudice ritenga che il fatto materiale contestato al lavoratore sia insussistente. Badate bene al tenore letterale della norma: “INSUSSISTENZA del fatto materiale contestato al lavoratore” (art. 3 co. II del Decreto Legislativo sul contratto a tutele crescenti)! In pratica, nel caso in cui il licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa sia ritenuto ad esempio sproporzionato (cioè il fatto contestato al lavoratore sussiste ma la sanzione del licenziamento è ritenuta sproporzionata), il giudice non potrà più disporre che l’imprenditore provveda alla reintegra del lavoratore nel suo posto di lavoro, bensì potrà riconoscere a quest’ultimo soltanto la tutela risarcitoria (di importo pari a due mensilità dell’ultima retribuzione percepita dal lavoratore per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità). Pazzesco, ma siamo tornati indietro di 130-140 anni! Infine, per quel che concerne i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo (vale a dire quelli cosiddetti economici), resta in ogni caso la sola tutela risarcitoria (anch’essa di importo pari a due mensilità dell’ultima retribuzione percepita dal lavoratore per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità). Per chi non l’avesse ancora capito, il quarto atto di questa tragedia è recitato da attori che amano definirsi di sinistra, una finta ed ipocrita sinistra di ispirazione social-democratica ed europea incarnata da quel Partito Democratico che sostiene di essere l’erede legittimo del vecchio e glorioso PCI.

SI CHIUDA IL SIPARIO.
Applausi scroscianti da parte del pubblico!!!




Ecco dimostrato, seppur molto brevemente e con un linguaggio comprensibile a tutti, uno dei più efferati crimini dell’Euro.
Vi prego, contestatemi nel merito (se ci riuscite), ma non dite che non avete capito o che ho scritto falsità. Non sarebbe onesto da parte vostra…

Buonanotte popolo. Ci vediamo alla prossima tragedia.
Ah, dimenticavo: silenzio in teatro!


Giuseppe PALMA

sabato 7 marzo 2015

Orizzonte48: IL "CHIEF" DEGLI EUFEMISMI, IL QE ("TRASGRESSIVO")...


IL QE ("TRASGRESSIVO")...





Orizzonte48: IL "CHIEF" DEGLI EUFEMISMI, IL QE ("TRASGRESSIVO")...:   1. In questi giorni sta avviandosi il QE €uro-style . In Italia, si stanno già vendendo la pelle dell'orso con grande enfasi ...





da Orizzonte48 di Luciano Barra Caracciolo



lunedì 2 marzo 2015

è finalmente sceso sotto i 100 punti base. Esulta popolo. Esulta!


LO SPREAAAAAAAADDDDD!!!








Venerdì 27 febbraio 2015. Su tutti i mezzi di informazione e i social network impazza la notizia che lo spread BTP/BUND è sceso sotto i 100 punti base (98). 

Non accadeva dal 2010.

Giudizi trionfalistici si sprecano nei telegiornali e talk show; politici della maggioranza parlamentare e ministri fanno a gara per complimentarsi con il Presidente del Consiglio; alcuni giornaloni nazionali si spingono addirittura oltre il buon senso affermando che è tutto merito del Jobs Act… e chi più ne ha, più ne metta!
Non riesco a capire come si possa giungere a fare una tale cattiva informazione, tanto più che – al di là della totale assenza di qualsiasi nesso di causalità – i decreti attuativi del Jobs Act non erano ancora neppure entrati in vigore. Insomma, tutti acriticamente balzati sul carro del vincitore con un grido comune: “W il Presidente!” (mi sembra di ricordare una scena di Fantozzi mentre lui e Filini apprendono in sala mensa dell’invito a casa del direttore per un torneo di biliardo: “E’ un graaaan direttore!…”.http://youtu.be/rh75rtqQ8Xc
Bene. Sappiate che tutto quello che avete sentito in TV o letto sui giornaloni in questi ultimi giorni è il frutto di un’informazione fatta da giornalisti supinamente allineatisi al Pensiero Unico Dominante, quindi alla dittatura eurocratica e alle sue derivazioni nostrane.
Sapete quanti posti di lavoro ha creato e creerà lo spread sotto i 100 punti base? ZERO!
Sapete di quanti centesimi diminuirà il costo del caffè al bar sotto casa? ZERO!
Sapete quanti euro in più troverete a fine mese in busta paga? ZERO!
Lo spread così basso (relativamente basso) consentirà allo Stato di risparmiare solo 1-2 mld € di interessi sul debito. Null’altro! ZERO posti di lavoro in più!

Adesso vi spiego come stanno le cose nella realtà.



Lo spread BTP-BUND è il differenziale tra il rendimento dei titoli di Stato italiani e il rendimento dei titoli di Stato tedeschi. Importante: lo spread si forma sul mercato finanziario secondario, quindi in relazione ai titoli già in circolazione (cioè transazioni tra privati che non influiscono direttamente sulla finanza pubblica) e non a quelli oggetto delle aste mensili indette dal Tesoro (mercato finanziario primario). Ciò detto, per dirla con altre parole, lo spread non porta a quantificare l’onere che lo Stato sostiene per il servizio del debito: quest’ultimo, infatti, si forma esclusivamente sul mercato primario. A tal proposito, sul ricatto/imbroglio dello spread, è stato volutamente costruito una sorta di terrorismo finanziario e mediatico di proporzioni gigantesche, tant’è che in nome dello spread sono stati sacrificati Governi nazionali eletti democraticamente, sostituiti con Governi voluti – se non addirittura imposti – dai grandi interessi sovranazionali che nulla hanno a che vedere con gli interessi del popolo.

Nel novembre del 2011, sotto una forte pressione straniera (Banca Centrale Europea, Commissione Europea e Fondo Monetario Internazionale, tutti sotto la regia tedesca) ben appoggiata al nostro interno (giornaloni che invitavano a “fare presto”, il tutto sotto la regia del nostro Presidente della Repubblica), il Governo Berlusconi IV è costretto a dimettersi. Dico bene, costretto! L’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 9 novembre nominava senatore a vita, non si sa per quali “altissimi meriti”, il prof. Mario Monti, preceduto dal suo curriculum: bocconiano doc, ex commissario europeo e consulente della Goldman Sachs. Era un “pizzino” a Berlusconi: te ne devi andare e sarai sostituito da Monti, che appoggerai in Parlamento tappandoti orecchi, occhi e bocca, altrimenti salti tu con tutte le tue aziende!

Nel frattempo, il 14 ottobre 2011, il Governo Berlusconi – a seguito di una verifica parlamentare – aveva ottenuto la fiducia alla Camera con 316 voti, vale a dire la maggioranza assoluta!

Ma ormai la democrazia costituzionale non contava più nulla: l’UE e i gruppi di potere sovranazionali (e nazionali) avevano deciso che un Governo democraticamente eletto doveva cadere. E così fu.




Un mirato (e non casuale) attacco finanziario/speculativo nei confronti del nostro Paese aveva portato lo spread BTP/BUND a salire di mese in mese fino a raggiungere il livello di 574 punti base e chiudere a quota 553. Era il 9 novembre 2011. I soliti giornaloni e TV nostrane (tranne qualche eccezione) continuavano – sin dal mese di maggio – a bombardare quotidianamente l’opinione pubblica di scenari catastrofici imminenti (non c’era trasmissione di approfondimento politico nella quale non si parlava di questo maledetto spread). Era davvero la fine? Tutt’altro, ma i mercati sovrani e l’oligarchia sovranazionale avevano deciso così. Bisognava sospendere la democrazia e sostituirla con l’aristocrazia finanziaria ed eurocratica, altrimenti l’Euro sarebbe imploso, e ciò non conveniva (e non conviene) a quei criminali (dico bene, criminali) che hanno ideato questa moneta unica che costringe ciascuno Stato dell’eurozona ad andarsi a cercare la moneta (a tal proposito, leggete uno dei miei articoli sull’Euro:


Monti era l’uomo giusto, al posto giusto, al momento giusto.
Ciò detto, sapete quant’è costata allo Stato, in soldoni, tutta la “bomba nucleare” dello spread? Non ci crederete: l’intero cataclisma degli spread nel 2011, in termini di servizio del debito, è costato allo Stato italiano appena 5 mld di euro in più rispetto all’anno precedente. Si sono abbattute la democrazia costituzionale e la sovranità popolare per poco più di un punto percentuale di IVA. Sembra pazzesco, ma è la realtà! Tuttavia, bisognava terrorizzare il popolo con notizie tanto forti quanto false, quindi Mario Monti – emanante profumo d’incenso – affermò che si rischiava di non avere a disposizione nemmeno i soldi per pagare le pensioni. Una menzogna tra le più vergognose degli ultimi duemila anni! Dovete sapere che la spesa pubblica nel 2011 è stata di 798,5 mld di euro, di cui 170 mld per gli stipendi dei dipendenti pubblici e 244 mld per le pensioni. Ma se gli spread nel 2011 sono costati allo Stato appena 5 mld di euro in più rispetto al 2010, perché Monti & C. facevano “terrorismo mediatico”? 

La risposta la lascio a ciascuno di voi. Sapete quanti posti di lavoro si sono persi per diretta conseguenza dello spread sopra i 500 punti base? ZERO! Dico bene, ZERO!
Il popolo, tuttavia, credette alle menzogne di Monti ben supportate dall’informazione di regime. Ho fissa negli occhi l’immagine dell’automobile che portava Silvio Berlusconi al Colle per rassegnare le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato, mentre un popolo inconsapevole gridava: “Li-ber-tà! Li-ber-tà!”. Per dirla proprio tutta, quello sarà il momento in cui – scherzo beffardo del destino – la libertà e la democrazia inizieranno a morire. Dal novembre 2011 in poi (cioè da Monti in avanti) ha avuto inizio lo smantellamento della nostra bellissima Costituzione: dal diritto al lavoro (vedesi la riforma Fornero del 2012 e il recente Jobs Act) al principio democratico (l’ultima volta che gli italiani hanno scelto democraticamente chi doveva ricoprire la carica di Presidente del Consiglio dei ministri è stato l’aprile 2008); dalla libertà nelle piccole attività quotidiane (vedesi la dittatura fiscale introdotta da Monti e proseguita con Renzi, quindi ad esempio il divieto di utilizzo del denaro contante dai 1.000 euro in su per qualsiasi tipo di transazione, e poi spesometro, redditometro, controlli sui c/c dei cittadini etc…) alla sospensione de iure (dico bene, de iure) del principio keynesiano della piena occupazione di cui agli artt. 1 co. I e 4 della Costituzione (vedesi, a tal proposito, la vile costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio di cui all’art. 81 Cost. che un Parlamento sordo e schiavo ha modificato nel 2012, il tutto sotto il ricatto dei mercati e dei diktat imposti da Bruxelles, da Francoforte e dal Governo di casa nostra).
E non voglio entrare troppo nel merito né fare polemiche inutili, ma si rende necessario un ultimo appunto: lo spread BTP/BUND, benché in lieve ma costante calo dal dicembre 2011 al luglio 2012, tornò a salire vertiginosamente il 20 luglio 2012 quando superò nuovamente quota 500 punti base. Chi c’era al Governo il 20 luglio 2012? Proprio lui, il prof. Mario Monti, l’uomo della Troika accolto da tutti (anche dal popolo) come l’unico in grado di poter salvare il Paese. Vi ricordo che sarà proprio il Governo Monti a sottoscrivere il Fiscal Compact (2 marzo 2012), e sarà proprio quella medesima maggioranza parlamentare che lo sosteneva (maggioranza bulgara tipica dei colpi di Stato) ad inserire in Costituzione (modificando l’art. 81 Cost.) il vincolo del pareggio di bilancio (a tal proposito, leggete il mio articolo sulla vile costituzionalizzazione del predetto vincolo.

Tutto ciò la dice lunga sui crimini commessi in quel periodo ai danni dei principi supremi della Costituzione e della sovranità popolare, e che oggi si portano a compimento. Siamo giunti – utilizzando una terminologia infelice – alla “soluzione finale”!

Ciò premesso, in nome dei mercati sovrani, degli spread e della dittatura europea, dal 2011 in avanti in Italia si sono sacrificati e si stanno tutt’oggi smantellando:

1) il diritto al lavoro – inteso come diritto sul quale si fonda la Repubblica (non esiste la Repubblica italiana se essa non può fondarsi sul lavoro) – sancito dagli artt. 1 co. I, 4 (inseriti, non a caso, nei Principi Fondamentali), 35 e segg. della Costituzione (inseriti nella Parte I). In pratica, per dirla con parole semplici, da Monti in avanti l’obiettivo è il seguente: non potendo sfruttare la leva della svalutazione monetaria, per essere competitivi si sta cercando di svalutare il lavoro sia attraverso la riduzione dei salari che tramite la totale libertà di licenziamento (la Riforma Fornero e il Jobs Act vanno entrambi in questa direzione);

2) il principio democratico (siamo giunti ormai al terzo Presidente del Consiglio consecutivo non eletto dal popolo: Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi);

3) la sovranità popolare di cui all’art. 1 co. II della Costituzione (esercitata, dal 2006 ad oggi, da un Parlamento di nominati i cui componenti – quanto meno quelli eletti con il premio di maggioranza previsto dal Porcellum – siedono illegittimamente in entrambe le Camere nonostante la dichiarata incostituzionalità dello strumento che ha consentito la loro elezione);

4) la struttura istituzionale dello Stato disegnata dall’Assemblea Costituente (benché io stesso ritenga necessaria una revisione della Parte II della Costituzione, tant’è che ne ho liberamente elaborato un progetto di riforma, penso che questa non possa avvenire per mano di un Parlamento di nominati che siedono in entrambe le Camere per effetto di una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Consulta).

Tutto è avvenuto – ed avviene – nell’apparente rispetto della Costituzione formale, ma nel palese soffocamento e nel totale svuotamento della Costituzione materiale.

L’Ancien Régime – spazzato via dalla Rivoluzione francese – è rientrato prepotentemente dalla finestra, e in questi ultimi 200 anni ha rinnovato le sue vesti ed affinato i suoi strumenti, adeguandoli ai tempi.

Venerdì 27 febbraio 2015: lo spread BTP/BUND è finalmente sceso sotto i 100 punti base.
Esulta popolo. Esulta!


Giuseppe PALMA

S V E G L I A ! !

Orizzonte48: DEMOCRAZIA, PARTITI DI MASSA E LIBEROSCAMBISMO: SA...: 1. Mi rendo conto di quanto sia importante coordinare, in un'unica esposizione riassuntiva, il discorso che abbiamo cercato di s...











Il.mo "48" questo ultimo passaggio del post URLATO a GRAN VOCE sembra proprio un MONITO (in senso paterno) a tutti NOI... 

S V E G L I A!! 

...scaturito dal cuore e dalla sua lungimiranza... 

Pochi di NOI hanno una "famiglia" (xhè distrutta: famiglia allargata, separazioni, divorzi, famiglie etero, e non...) che possa far capire "il senso "paterno" di un "monito" così prezioso.

Il problema é che i media ( dal potere diseducativo AB-Norme)  servi delle elite, NON MOLLANO e continuano ad ingannare  chi ormai un "padre" cosciente e consapevole "non" ce l'ha.

Questi "figli" ingannati(nostri concittadini) sono alle prese con umiliazioni se lavorano e con altrettante umiliazioni se un lavoro non ce l'hanno. É una lotta alla sopravvivenza, una lotta di classe, una lotta capitale -lavoro... che viene automaticamente "annullata" dalle nuove regole del MERCATO asservito dai Trattati (shock €conomy??). Come fanno a capire che una soluzione c'é?


SOLUZIONE??

...conflitto tra produzione e lavoro che LA COSTITUZIONE risolve alla radice con norme molto più efficaci, vincolanti ed esplicite: quelle di tutela della dignità del lavoro, della salute e della previdenza assunte dalla mano pubblica.


Come dice in Twitter @SegatDavide: ...rimaniamo arenati come 

una balena sulla spiaggia mentre questi banche-ttano con le nostre 

carni. 




domenica 1 marzo 2015

Ma questo ci fa o ci è?

J. ATTALI





Think of the World as a Country

TRADUZIONE VELOCE CON GOOGLE TRANSLATOR SCUSATE MA TANTO IL SENSO DI TANTO "PENTIMENTO" SI CAPISCE! SI CAPISCE ANCHE CHE NON VUOLE ANDARE IN GALERA!!

Fonte

Pensate al mondo come un paese L'economia globale sembra oggi lascia perplessi: Mentre tutti i tradizionali fattori di crescita economica sono in atto (la popolazione mondiale è in aumento, il progresso tecnico è enorme, risparmi disponibili sono notevoli, il libero commercio è più che mai), la crescita sta rallentando a livello globale, salvo per il Stati Uniti in questa fase. E in tutto il mondo, anche negli Stati Uniti, la disoccupazione reale è salito a livelli record, gli investimenti stanno rallentando, le disuguaglianze sono maggiori rispetto al passato, soprattutto negli Stati Uniti. E la recente Baltic Dry Index (BDI) plunge (un numero rilasciato quotidiano fornisce una valutazione del prezzo di muovere le principali materie prime per mare, e che per lungo tempo è stato un grande indicatore di crisi imminenti) con la sua tendenza al ribasso ha causato il panico a diffondersi nella piccola cerchia di operatori. Per affrontare questo problema, sembra che nessuna delle iniziative tradizionali stanno lavorando: I tassi di interesse sono al minimo; le banche centrali stanno pompando una quantità folle di denaro nel sistema bancario; i governi sono afflitti da deficit record. Nulla funziona. Nulla sta iniziando. Tutto sta rallentando. Anche i prezzi. Cosa c'è di sbagliato con il modo in cui il mondo ha funzionato? Come spiegare che questo incredibile potenziale non si traduce in pratica? Economisti, sociologi, scienziati politici in tutto il mondo stanno discutendo questi temi all'infinito senza risposta convincente viene data. E senza che nessuno offrire una nuova soluzione che sia credibile. Eppure c'è una necessità critica per capire la situazione e di trovare il modo di agire. In caso contrario, l'economia globale si immergerà in una depressione globale con conseguenze politiche devastanti. Inizieremo vedere, vediamo già, le parti estreme che prendono il potere e la democrazia di essere interrogati dalle stesse persone che pretendono di parlare a suo nome. Per me, la risposta è ovvia, anche se poche persone ammetterlo: l'intera economia mondiale è ormai una singola economia. E non si può capire giustapponendo l'analisi delle economie nazionali e dei loro scambi commerciali. Dobbiamo pensare al mondo come un'unica economia; come un paese. Ma un paese senza stato di diritto o di Stato regolatore. E tale economia, precedentemente sconosciuta nel mondo reale fino ad oggi, non può che, secondo tutte le teorie esistenti, portare a una sottoutilizzazione dei fattori di produzione, vale a dire ad una carenza di domanda. E nessuno stato normativo è lì per compensare. In altre parole, il mondo soffre di non avere uno strumento in grado di creare la domanda a livello globale. La soluzione ideale sarebbe quella di creare una Banca centrale mondiale, con la governance democratica, con una moneta mondiale, in grado di versare ingenti risorse sul mondo. In forma di denaro o sotto forma di investimenti in settori dell'economia sostenibile. La soluzione a metà strada sarebbe quella di chiedere ai governi del G20 a concordare di aumentare gli investimenti pubblici in maniera massiccia, con il ricorso a pesanti prestiti, forzato, se necessario, dai grandi proprietari di capitali. La soluzione che è più nell'interesse dei giovani e dei lavoratori sarebbe un drammatico aumento di tutti gli stipendi in tutto il mondo, e l'accettazione di inflazione. Quello che è più nell'interesse dei grandi proprietari di capitale e anziani sarebbe quello di rendere i mercati azionari salgono, al fine di creare la domanda attraverso la rivalutazione della ricchezza. Niente di tutto questo avverrà, naturalmente. Quindi lo scenario più probabile è che tutti manterrà a se stessi, al punto che essi stessi isolarsi gli uni dagli altri. Ma quelli che creerà la domanda solo a casa, incrementando notevolmente stipendi o la spesa pubblica, diventerà presto dipendente dalle importazioni, la loro valuta crollerà. Gli Stati Uniti può optare per questa soluzione, come può Grecia, all'altra estremità dello spettro. Questo porterà al protezionismo, la frammentazione, la guerra. E 'diventato di moda dire che dobbiamo pensare al mondo come uno, quando si parla di conferenza sul cambiamento climatico e il suo successo. E tuttavia, se mai vi è una conferenza globale che è urgente, è piuttosto uno che riformare il Fondo monetario internazionale per renderla più democratica e dare tutti i suoi poteri. Perché se il mondo non agire sull'economia rapidamente, il problema delle emissioni di gas serra sarà presto risolto nel modo più semplice possibile: ci sarà nessuno a produrre qualsiasi.

Segui Jacques Attali su Twitter: www.twitter.com/jattali (IL PROBLEMA DELLE EMISSIONI DEL GAS SERRA?? IO MI VERGOGNO DI ESSERE €UROPEO PER I CRIMINI UMANITARI PERPETUATI IN GRECIA!!






QUESTO è MATTO!!